LA VICENDA
La vicenda trae origine da un procedimento penale per il reato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minore, che avrebbe subito atti sessuali da parte dello zio sul divano, dove ella si trovava prima che vi si sedesse anche il fratello dell’imputato, e che l’imputato, suo zio, per compiere gli atti illeciti, aveva approfittato di una coperta, utilizzata da tutte e tre le persone in quel momento presenti sul divano.
LE RISULTANZE DEL GIUDIZIO ABBREVIATO
Nel giudizio abbreviato, il G.u.p. del Tribunale di Lamezia Terme aveva assolto l’imputato perché il fatto non sussiste, decisione confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro.
Il giudizio di inattendibilità delle dichiarazioni della persona offesa in ordine alla violenza sessuale si fonda primariamente sul contrasto tra quanto raccontato dalla ragazza e quanto riferito dalle altre persone presenti al momento e sul luogo del fatto all’investigatore privato.
LA CASSAZIONE
La persona offesa, costituita parte civile, proponeva ricorso per cassazione.
La Cassazione penale sezione 3 con la sentenza numero 8019 depositata il 2 marzo 2026 ha ricordato che sono inutilizzabili le dichiarazioni raccolte e verbalizzate dall’investigatore privato. legittimato esclusivamente a procedere ad un “colloquio non documentato ( ex Art 391-bis C.p.p).
