Riscuotere i crediti diventa impossibile così si spengono le aziende

Maurizio Bologni

Nessuno paga. E aumenta l’ attività del recupero crediti svolto da una decina di grandi società nazionali e da un moltitudine di aziende medie e piccole, liberi professionisti. Il fatturato del settore è cresciuto del 150% dal 2005, è a 30 milioni in Toscana dove operano 31 società. Nel 2010 nella nostra regione 1.727.946 le pratiche affidate di cui il 59,91% recuperate. «Aumentano gli affidamenti, ma riscuotere è sempre più difficile» dice Gianpaolo Luzzi, titolare a Livorno dello studio che porta il suo nome e animatore del periodico Credit Village. Escusso invano il tentativo di recupero per via bonaria, si valuta se conviene o meno passare alle vie giudiziarie. «Per questo – spiega Alberto Paoletti dell’ agenzia di investigazioni Informark – ci si rivolge sempre di più ai detective privati». L’ edilizia Quando il big tracolla i fornitori lo seguono a ruota LA PICCOLA impresa di escavazioni edili pensava di aver fatto Bingo il giorno che ricevette dal colosso Consorzio Etruria l’ incarico a compiere lavori per un milione di euro. Significava lavoro e pane per quindici operai e le loro famiglie quasi tutte mono reddito. Sono passati alcuni mesi, pochi anni, e tutto è crollato. I lavori sono stati fatti, ma non sono stati pagati. Nel frattempo il Consorzio Etruria è andato in crisi e ora è in fase di concordato preventivo in continuità per evitare il fallimento. All’ inizio il piccolo imprenditore ha provato a rientrare dei crediti con un decreto ingiuntivo. Poi ha dovuto rinunciare di fronte all’ apertura della procedura. Del milione di euro di crediti spera adesso di recuperare una minima parte, chissà quando. Nel frattempo la piccola azienda è andata a gambe all’ aria e gli operai sono a casa senza lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il tessile Fax, telefonate, piccoli acconti passano gli anni, niente soldi UNA piccola impresa di tessitura dell’ area pratese vantava un credito di 100.000 euro nei confronti di una società del nord Italia. La società debitrice era rimasta sorda ai ripetuti solleciti dell’ imprenditore pratese: fax, telefonate a tutte le ore. Alla fine l’ imprenditore si rivolge all’ avvocato. Parte la diffida, ma il debitore versa solo un piccolo acconto. Il piccolo imprenditore insiste: se il debitore vuole sconti, che paghi l’ 80% subito. E invece quello perde tempo e quando si mostra disponibile a sborsare è passato ormai troppo tempo perché il piccolo creditore accetti l’ esborso ridotto. Adesso pretende tutto, spese legali comprese, e avvia gli atti del decreto ingiuntivo. Il giorno prima del deposito in tribunale, la controparte dichiara che pagherà tutto in tre rate. Non resta che accettare. Siamo a questo punto: tra una rata di pagamento e l’ altra, e intanto sono passati gli anni. L’ artigiano Se il committente non paga l’ acquisto in leasing è un incubo DEBITORE della società di leasing perché a sua volta creditore di una grande azienda nel Pisano. E’ la storia di un artigiano che fabbrica componenti per la motoristica. Contando su un bel giro d’ affari e commesse importanti, aveva acquistato in leasing macchinari funzionali alla sua attività produttiva. Ma il suo committente incominciaa ritardarei pagamenti e lui rimane indietro di oltre quattro mesi nel pagamento delle rate del leasing per 15.000 euro, finisce in scoperto di conto corrente in banca, non riesce più a versare il salario ai pochi dipendenti. Un giorno a casa sua bussano gli emissari di una società di recupero crediti mandata dal leasing. Firma cambiali, un impegno a rientrare a rate dal debito, la strada è in salita ma una soluzione si intravede. Sempre che il grande committente torni a pagare con regolarità le commesse alla piccola azienda dell’ indotto. Il negoziante Anche i debitori si arrendono il macellaio non ha più un soldo PER un po’ gli emissari delle società di recupero crediti lo hanno assediato: c’ erano quelli dei fornitori di carne e quelli della banche, altri. Adesso hanno rinunciato tutti: hanno capito che insistere non serve, il denaro non rientrerà perché l’ uomo, fino a ieri macellaio in Valdichiana, è rimasto privo di beni dopo aver subito una truffa. E’ successo quando ha ceduto la propria attività, una macelleria appunto, senza però riuscire a riscuotere neppure un centesimo. E sì che di debiti da pagare ne aveva: i fornitori di carne e di attrezzature, le banche, l’ Inps per i contributi. Adesso lavora al nero presso la bottega di un cognato e sempre più raramente riceve la visita degli agenti delle società di recupero di crediti. «Ha 40 anni, ma vive in completa prostrazione, rassegnato» raccontano. E’ uno di quei casi di fronte al quale anche il recupero crediti si ferma. «Inutile passare all’ azione giudiziaria». Il coltivatore diretto “Paghi la rata del materasso” e il contadino prese il forcone A CASA del coltivatore diretto, all’ Isolotto, l’ agente della società di credito ciè arrivato inviato da una finanziaria di credito al consumo: l’ agricoltore era infatti in ritardo nel pagamento delle rate per l’ acquisto di un materasso. «E’ stata una brutta stagione, dall’ orto ho ricavato poco, figuriamo se posso pagare il materasso» aveva raccontato ad un amico qualche giorno prima. E così il coltivatore diretto, ha perso il lume della ragione quando ha visto l’ agente venuto per riscuotere le rate del materasso. «Mi ha affrontato con il forcone, ha incominciato a gridarmi contro, ho dovuto battere la ritirata» spiega sorridendo l’ agente dello Studio Luzzi di Livorno. «Che devo fare, tornerò, ma di questi tempi riscuotere non è facile neppure da un punto di vista umano. Cerco sempre un approccio soft, un accordo, lo farò anche col contadino col forcone».

28 Febbraio 2012

Parla il decano dei detective: «Licenze troppo facili»

E spiega:«Lavoro e famiglia sono i due ambiti dove siamo maggiormente richiesti»
ADELE TASSELLI 
Troppo facile diventare detective, difficile farlo bene. Questo il bandolo di una matassa che troppe volte tende ad ingarbugliarsi, come nell’eclatante storia di spionaggio durante la campagna elettorale della Regione Lazio. La vicenda ha nuovamente aperto una questione spinosa per la categoria: quella delle licenze per investigatori privati. «C’è un rilascio indiscriminato a livello nazionale e questo satura il mercato» spiega Alberto Paoletti, direttore dell’istituto Informark, con sede in via Calzaiuoli, e presidente regionale di Federpol, la federazione nazionale degli istituti investigativi. Paoletti, che è anche membro della Commissione del redigendo codice deontologico, spiega come «In un mercato saturo, in concomitanza di una crisi congiunturale, possa verificarsi che taluni, pur di sopravvivere, facciano operazioni non lecite». «Sono 100 le licenze rilasciate tra Firenze e provincia, circa 200 in tutta la Toscana» dice Paoletti perché da tempo Federpol chiede una maggiore selezione per accedere alla professione. «Non c’è un esame – continua – e possono ottenere la licenza quelli che hanno fatto parte delle forze dell’ordine o persone che abbiano svolto un tirocinio presso un’agenzia investigativa. Noi vorremo una maggiore selezione che preveda, tra le altre cose, la laurea e una pratica di almeno cinque anni del candidato. Gli ultimi fattacci sono spesso commessi da abusivi che si spacciano per investigatori e verso i cui modi di agire la Federpol si è sempre dichiarata contraria». Che sia un vero investigatore, o un abusivo, l’investigatore privato rischia fino a cinque anni di carcere per intercettazioni telefoniche (art. 617bis del codice penale). E Federpol ha dichiarato che nel settore degli investigatori «l’abusivismo impera» e «molti istituti pubblicizzano liberamente servizi vietati». Anche se si muove nel rispetto delle regole, quella del detective è una professione che espone a rischi e che non può essere svolta improvvisandosi. Ci vuole preparazione e studio: «Per un pedinamento potresti essere denunciato per molestie» avvisa Paoletti. E l’istituto Informark e Federpol sono attivi da anni per riqualificare la figura del detective in Italia. «Sono reduce dall’Università di Siena – racconta Paoletti – dove il professor Giammarco Baccari sta concludendo un corso di “tecnica e diritto dell’investigazione”». Un campo che sa interessando tanti giovani «Soprattutto le donne. Inoltre negli ultimi anni il numero dei contenziosi è aumentato e ci si rivolge maggiormente sia ad avvocati sia a investigatori. Le indagini che svolgiamo – precisa – riguardano principalmente due ambiti: quello familiare e quello lavorativo. E quindi, la concorrenza sleale, le infedeltà tra partners in affari, la contraffazione di marchi, l’individuazione di beni aggredibili. Oppure, in ambito familiare, si indaga per motivi di soldi, per l’assegno di mantenimento, l’affido dei figli. Molti genitori vogliono sapere cosa fanno i loro figli, se usano sostanze stupefacenti, chi frequentano».
Attiva dal 1969, l’Informark «ha fatto la storia dell’investigazione. Siamo alla seconda generazione» racconta Paoletti. Fu suo zio Nello Paoletti, ex carabiniere, ad inventarsi questa professione. «Con la sua vespa ha girato mezza Toscana su strade non ancora asfaltate. Allora si indagava sulla solvibilità della gente. Erano gli anni che si firmavano montagne di cambiali per acquistare cose. Durante l’alluvione del 1966 le aziende del nord volevano sapere a che altezza fosse arrivata l’acqua  per fare una stima dei danni subiti dai negozi e dai grossisti».
Le agenzie investigative
(Provincia di Firenze)

Firenze                36
Scandicci             3
Empoli                 2
Sesto Fiorentino    2
Campi Bisenzio       2
Fiesole                 1
Calenzano             1
Rignano sull’Arno    1

24 Marzo 2006 – Metropoli

“Segua quell’auto.” Gli Sherlock Holmes di casa nostra

Sotto la lente Pedinamenti e ricerche di informazioni, oggi con l’aiuto della tecnologia. Ecco chi sono, come si diventa e quanto guadagnano i detective
Infedeltà coniugali, figli difficili, ma anche debitori scomparsi nel nulla: ci pensano le agenzie investigative

Roberta Guizzardi
FIRENZE – Fanno domande, indagano, pedinano “ma non chiamateli spioni”. Sono gli investigatori privati: gli Sherlock Holmes di oggi con internet, fotocamere, videocamere, registratori e rilevatori alla mano, che operano in ambito civile sono nella provincia di Firenze 50, di cui 9 hanno anche la licenza in ambito penale. Due di loro si raccontano: bisogna avere una predisposizione personale, dinamicità mentale e creatività per creare empatia con il cliente. Una moglie paziente poi non guasta, perché questo lavoro non ha certo orari d’ufficio. “E’ un lavoro interessante perchè non è statico, ti forgia facendolo direttamente, ma non è semplice – dice Maurizio Spazzoni, detective da 15 anni e titolare dell’agenzia investigativa Velox – perché basta un attimo e si rischia di compromettere l’esito del sevizio”. Ma come si inizia questa carriera? A deciderlo è il prefetto, che valuta i curricula e concede la licenza. Il background può essere un precedente operato all’interno delle istituzioni pubbliche, come carabinieri e polizia, o una pratica in un’agenzia investigativa. Inoltre un titolo di laurea potrebbe essere di aiuto. “Mio zio Nello, ex carabiniere in pensione, nel dopoguerra si inventò questo lavoro come corrispondente di grandi aziende del nord cui forniva informazioni commerciali per Firenze – racconta Alberto Paoletti, detective dal 1969 e titolare dell’agenzia investigativa Informark -. Quella era l’epoca del boom economico italiano e le informazioni commerciali venivano richieste in grande quantità dalle aziende sull’affidabilità dei clienti che compravano con le cambiali”.
Alberto e Maurizio hanno imparato i rudimenti del mestiere “a bottega”, il primo dallo zio ed il secondo dal padre, continuando una tradizione familiare. Ma vediamo sotto la “lente di ingrandimento” come funziona il loro lavoro. “Prima viene valutato il caso insieme al cliente – spiegano i due detective – ascoltiamo il racconto, facciamo le domande e raccogliamo le notizie ed i dati. Una volta accertata la liceità dell’indagine, l’esistenza di un valido motivo giuridico per investigare e conferito l’incarico per iscritto, si fa una riunione con i collaboratori per attivare il servizio. Questi redigono dei rapporti informativi su ciò che fanno da cui poi viene predisposto il dossier finale per il cliente”.
Tutto è iniziato con le informazioni commerciali, ma la richiesta dei servizi si è modificata negli anni specularmente alla litigiosità della società. E i settori più litigiosi ed in cui si indaga di più oggi – confermano Spazzoni e Paoletti – sono gli ambienti familiari, dall’accertamento di requisiti per l’adozione e l’affidamento di minori, alle pratiche giudiziarie per separazioni legali, al problema droga dei figli e loro frequentazioni, quelli lavorativi per concorrenza sleale, infedeltà dei dipendenti, ricerca di informazioni su debitori che scompaiano, oltre alle richieste di danni alle assicurazioni ed alle bonifiche”. Le motivazioni dei clienti? “L’esigenza di avere certezze, di conoscere la situazione per poi decidere cosa fare”, assicurano Spazzoni e Paoletti i cui servizi costano dai 50 agli 80 euro l’ora più il rimborso spese.
Il segreto per condurre bene un pedinamento? “Essere anonimo tra gli anonimi – dicono i due investigatori -. A volte – aggiunge Paoletti – si usano travestimenti, ma se li metti vuol dire che chi stai seguendo se ne è già accorto”. E’ un’arte, fa notare Paoletti, “il pedinamento è la parte più difficile di tutto il puzzle investigativo!”.

Comportamento inappuntabile:
prima regola del codice deontologico

La novità Un testo con le norme da rispettare

FIRENZE – Indagini illecite come scorciatoia per evitare procedure più lunghe? Non più, perché proprio per la tutela del cliente dal 1 gennaio dello scorso anno è entrato in vigore il Codice deontologico per avvocati ed investigatori privati.
Si tratta di un testo di norme comportamentali precise e inequivocabili a cui devono riferirsi senza esclusione tutti gli operatori del settore.
Il Codice, che è il primo del suo genere nel contesto europeo, ha visto lavorare allo stesso tavolo investigatori, capitanati da Genuario Pellegrino ed Alberto Paoletti, rispettivamente presidente nazionale e regionale della Federpol, garante della privacy ed avvocati.
Il codice regolamenta il trattamento dei dati personali utilizzati per svolgere investigazioni difensive o per far valere un diritto in sede giudiziaria, introduce il conferimento di incarico scritto, la possibilità di incarico scritto, la possibilità di indicare successivamente al mandato i nominativi di altri investigatori, la semplificazione dell’informativa sulla privacy per indagini particolarmente delicate, come quelle all’interno degli ambienti criminali o nei casi di concorrenza sleale, e disciplina la temporanea conservazione da parte dell’investigatore di alcuni dati proprio ai fini dell’eventuale dimostrazione della liceità e della correttezza del proprio operato.
Insomma, la realtà odierna è piuttosto diversa da quanto si vede nei film, e niente più è lasciato all’improvvisazione. E la professionalità diventa un requisito fondamentale, senza il quale operare diventa impossibile.    R.Gui.

“Impermeabile e occhiali da sole? Un’immagine da film americano”

Esperienza diretta “Molti ci vedono solo come quelli che corrono dietro alle corna altrui. Ma il lavoro aumenterà quando capiranno che non è così”
Firenze – Fascino, curiosità, vita avventurosa. Appaiono davvero irresistibili i detective privati, almeno nei libri, in televisione ed al cinema, che così spesso nella storia li hanno raffigurati.
Chi non ricorda la figura dell’investigatore con impermeabile, bavero alzato, borsalino ed occhiali da sole! Uno stereotipo, una rappresentazione finzionale che però fa sognare chi la guarda.
“E’ la classica rappresentazione dell’investigatore – sottolinea Alberto Paoletti, detective dal lontano 1969, che proprio su questo argomento sta scrivendo un libro – presente soprattutto nelle fiction che lo dipingono come eroe metropolitano che incarna l’esigenza di giustizia e di realizzazione dell’individuo, l’idea di farsi giustizia contro le ingiustizie della società e del potere”.
Ma non basta, perché per molti l’investigatore è ancora una specie di segugio che si muove per la città attaccato alle calcagna dei fedifraghi, con un’immagine tipica da romanzo o film americano.
27 gennaio 2010 – Il nuovo Corriere di Firenze

 

Identikit dei fantasmi: negozianti e imprenditori in incognito

Il “segugio” Alberto Paoletti, detective dal 1969: “Abbiamo trovato gente che si era allontanata da casa per vergogna del fallimento”
Roberta Guizzardi
FIRENZE – Chi l’ha visto? Storie di sparizioni. “Oggi – spiega Alberto Paoletti, detective dal 1969, titolare dell’agenzia investigativa Informare e presidente regionale di Federpol che precisa come per indagare sia necessario un motivo giuridico valido – si assiste molto spesso a scomparse di persone che rifuggono da problematiche come fallimenti, dissesti finanziari, separazioni molto dolorose e violento dal punto di vista caratteriale e finanziario”. In questi casi chi scappa, lo fa perché si vergogna dello stato di povertà in cui si è ridotto. E’ successo circa 7 anni fa, quando all’agenzia Informare è stato affidato un caso di un imprenditore scomparso “Questo soggetto – ricorda Paoletti – era scomparso da Milano in seguito al fallimento della sua azienda e non aveva più fatto sapere notizie di sé alla famiglia. Era stato intravisto da alcune persone a Firenze in ambienti vicini a clochards e barboni, per cui ci siamo dovuti camuffare da barboni per infiltrarci in quell’ambiente e raccogliere informazioni in modo soft, così da non destare sospetti. Con questa tattica abbiamo saputo che frequentava associazioni di assistenza e lo abbiamo individuato, scoprendo che dormiva, magiava in questi centri e viveva di poche lire, seppur vestito molto bene. Ci abbiamo parlato, abbiamo fatto le foto e le abbiamo mostrate alla famiglia che si è resa conto che stava bene ed era ancora vivo”. Pulsione di libertà al centro invece una storia che risale all’estate di due anni fa: un adolescente fiorentino ribelle che, per contrasti con la famiglia, “aveva voluto affrancarsi – racconta Paoletti – ed acquisire una propria libertà di movimento scappando di casa. Ci siamo fatti dare gli indirizzi degli amici e dei conoscenti e con dei giovani di età analoga, ci siamo avvicinati, abbiamo fatto un appostamento ed abbiamo scoperto che si era sistemato in un campeggio libero e che per mantenersi faceva dei lavoretti. Dicemmo alla famiglia dove era, i genitori andarono a parlarci, superarono le tensioni ed il ragazzo tornò a casa”. Molti, specie dopo la crisi economica, fuggono per non saldare i debiti contratti. Pochi mesi fa infatti Paoletti ha seguito il caso di un fiorentino fuggito all’estero con la famiglia. “Aveva un negozio a Firenze – conclude Paoletti -, improvvisamente ha tirato giù il bandone ed è scappato. Noi abbiamo indagato per conto di uno dei creditori e attraverso una serie di accertamenti, siamo riusciti in un paio di mesi ad individuare un indirizzo di un paese dell’est dove si era rifugiato e lavorava, lo abbiamo riferito al creditore che ha proceduto per vie legali”: Angela, dell’associazione Penelope “Ho cercato papà per 7 anni la cosa peggiore è il silenzio” FIRENZE – Suo padre è scomparso nel 2001 a Sovignana, Vinci. L’ultima volta è stato visto in riva all’Arno, poi il nulla. Sette anni di ricerche, di attese dolorose. Poi la scoperta: il babbo era in una cella frigorifera all’istituto di medicina legale di Pisa. Un’esperienza che non si dimentica e che ha spinto Angela Inzaina a entrare nelle file dell’associazione Penelope. L’associazione,m riconosciuta dal ministero dell’Interno, si occupa di aiutare le famiglie delle persone scomparse ed è formata da volontari che hanno vissuto, o stanno vivendo questa esperienza drammatica. “Dopo anni di ricerche di mio pdre – racconta Angela che vive a Firenze – ci siamo rivolti a ‘Chi l’hai visto?’, poi tramite loro abbiamo conosciuto l’associazione Penelope. E’ stata l’associazione nel 2008 a sollecitare nuove ricerche al prefetto di Pisa, dove anni primaa era stato trovato un cadavere in Arno che poteva corrispondere a papà. Alla fine abbiamo scoperto che mio padre era in medicina legale. Ma almeno abbiamo trovato pace. La cosa peggiore infatti è che dopo un po’ le persone scomparse finiscono nel silenzio. Noi invece dobbiamo continuare a cercare”. In questi giorni la signora, che è diventata la referente toscana di Penelope, si sta occupando di un caso a Prato: una signora sta cercando il padre, scomparso a febbraio. “Uno dei motivi più ricorrenti della sparizione per le persone anziane – spiega Angela – è l’alzheimer. Abbiamo fatto una proposta di legge perché i familiari possano dotare i loro malati con dei braccialetti d’identità”. Poi c’è un caso in provincia di Firenze, dove abita una signora che ha perso il marito in Sicilia. L’associazione si è mossa per aiutare la famiglia per l’iter burocratico per gli aiuti da parte del Ministero. “Abbiamo bisogno di tutti, anche di avvocati e psicologi. Per chi volesse aiutarci presentando il proprio tempo – spiega la signora Inzaina – contatti l’associazione Penelope sul sito www.penelopeitralia.org o me alla mail toscana(at)penelopeitalia(dot)org E.G. 007 Su internet tutti i kit: dalla patente alla tessera da veterano Come avere una seconda chance ecco dove si compra una nuova identità FIRENZE – Accanto a casi che possono essere legati a delitti e violenze o, nel caso dei minorenni alla sottrazione da parte di un genitore, nella maggioranza dei casi le persone sembrano sparire volontariamente. A volte si tratta di allontanamento dalle comunità di recupero o di accoglienza. E poi ci sono anche i casi di persone che scelgono proprio di svanire nel nulla, magari per ricominciare una vita che va stretta. Insomma reinventarsi, farsi un’altra famigli, scegliere un altro lavoro. Sembra impossibile, ma andarsene senza lasciare traccia si può fare, grazie alla tecnologia, sempre più avanzata e sempre più alla portata di tutti. Navigando su internet si trovano diversi siti che vendono documenti d’identità, carte di credito che assicurano una seconda chance, a prezzi più che ragionevoli e nel perfetto anonimato. Ad esempio sul sito www.ptclub.com si può creare un conto bancario, chiedere una residenza e un passaporto. Nella sezione che si chiama “Alter ego: un nuovo te tramite una nuova identità” si possono acquistare carte d’identità per 99 euro più 65 per le spese di spedizione; una patente costa altrettanto. Ma non ci sono limiti all’inventiva: si possono chiedere tessere di riconoscimento come piloti, investigatori, veterano del Vietnam, specialista di armi o fotografo. Il costo è 99 euro più 65 di corriere o, in offerta, due carte per 175 con le stesse spese di spedizione. Sul sito www.privacyworld.com si può acquistare una carta di credito completamente anonima a 595 euro. Insomma la vita non ha prezzo, ma l’identità sì. E alla portata di tutti. Eli.Ge
11 Aprile 2010 – Il nuovo Corriere di Firenze

Detective privati per ‘studiare’ i figli

Sempre più genitori si rivolgono agli investigatori: spaventano droga e alcol
La MADRE si agita sulla sedia davanti all’investigatore privato: «Voglio sapere cosa fa mio figlio quando esce di casa». La frase classica. «Le indagini sui figli, spiega Alberto Paoletti, titolare della ‘Informark’ e presidente regionale della Federpol, sono una cosa seria, non si fanno per curiosità. E’ un lavoro di equipe che noi svolgiamo con lo psicologo o la neuropsichiatra infantile e molto spesso con un legale. Il lavoro delle agenzie investigative spesso segue l’evoluzione o l’involuzione della società e le richieste di intervento alla nostra agenzia nascono quasi sempre da una situazione familiare difficile, da un taglio netto alla comunicazione tra genitori, per lo più separati, e i figli. Per la maggior parte sono le madri che  ci contattano anche all’insaputa del coniuge. Molto spesso, comunque, i motivi di ansia sono reali e infatti quasi sempre troviamo qualcosa che non va nei figli: hanno cioè comportamenti devianti. Abbiamo avuto il caso tristissimo di una ragazzina diciassettenne che il venerdì e il sabato usciva di casa, saltava su un treno e andava a Bologna per accompagnarsi con uomini maturi in griffati». cambio di denaro con cui poi si comprava indumenti
TERRIBILE.«Molto più diffuso e altrettanto preoccupante è l’abuso di alcol e di droga da parte di minorenni, adesso quasi in numero pari tra maschi e femmine. Purtroppo questo fenomeno di affermazione della propria personalità assolutamente autodistruttivo è diffusissimo specie nell’ambiente del ceto medio-alto fiorentino. Ma c’è anche chi scappa di casa semplicemente per andare a lavorare in qualche centro estivo, per sottolineare la propria indipendenza dalla famiglia. C’è chi se ne esce di sera e va a fare graffiti in bilico tra pali e transenne lungo la ferrovia. C’è chi si fa affascinare da qualche sedicente santone e si avvicina a sette più o meno segrete».
E il prezzo per scoprire l’amara verità? «E’ quasi fisso: 50 euro l’ora più le spese, ma di solito si fissa prima un budget con il committente».

LUCERNA 2000 è una agenzia investigativa in mano a Donato Ioanna, un esperto maresciallo dell’Arma dei carabinieri in pensione e a suo figlio Davide. «Abbiamo diverse richieste di controlli sui figli minori da parte di almeno uno dei genitori. Ma abbiamo avuto anche casi di figli che ci hanno chiesto di controllare il padre anziano magari perché vedevano in pericolo il patrimonio familiare. In effetti, uno di questi era un arzillo vecchietto che dilapidava i soldi al gioco in maniera sistematica. Per quando riguarda i minorenni da controllare direi che dallo ‘sballo del sabato sera’ siamo passati allo ‘sballo come regola’. E quando ai genitori che già ne avevano il sospetto, comunichiamo il risultato documentato della nostra investigazione si stupiscono e guardano ai figli come se avessero una doppia personalità».
«Dalla provincia, dove sopravvivono antiche credenze popolari, ci arrivano poi diverse richieste legate al pericolo delle ‘sette’. E spesso la paura dei genitori ha fondamento. Abbiamo avuto, tra i casi trattati, anche un minore di ottima famiglia che si stava pericolosamente avvicinando all’ambiente dell’eversione. Fino a sfiorarla».
Amadore Agostini

CASI CLASSICI
Dai matrimoni al gioco d’azzardo
Ma si arriva anche alle sette sataniche
 L’ESPERTO SONO 54 LE AGENZIE INVESTIGATIVE IN PROVINCIA. I LIMITI SUI CONTROLLI DEI GIOVANI

«Ma è vietato spiare la loro posta elettronica»

LE AGENZIE investigative in provincia di Firenze sono 54 e sono registrati 278 collaboratori in totale. Nel corso del 2006/2007 sono state tutte controllate dalla polizia amministrativa diretta da Aurelio Iacopino, primo dirigente della questura. Il suo ufficio ha chiesto alla prefettura, e ottenuto, la revoca di 5 licenze per irregolarità. «Le licenze – spiega – sono di due tipi: quella investigativa ‘generale’ e quella relativa alle indagini finalizzate alla raccolta di prove da far valere nel processo penale. I titolari poi devono avere un registro che deve contenere i nominativi dei clienti identificati con documento, genere dell’incarico, il compenso pattuito e quello riscosso e infine l’esito dell’investigazione. Deve poi esporre licenze e  tariffe e tenere aggiornato l’elenco dei collaboratori di cui il titolare si avvale».
«Fino a qualche mese fa poi – aggiungono all’ufficio di poilizia amministrativa – l’investigatore doveva essere in grado di giustificare con valido motivo se si trovava ad operare fuori dall’ambito provinciale.
Adesso in virtù di una sentenza della corte di giustizia europea, non è più così. Ma limiti esistono ancora». L’avvocato Salvatore Frattallone (www.frattallone.it) è consulente giuridico della Federpol, la più importante e rappresentativa associazione di categoria degli investigatori privati guidata da Genuraio Pellegrino di Torino. «Il problema del controllo sui figli è ampio e di non facile soluzione. Quali sono i limiti dello ‘ius corrigendi’? Se tengo il figlio in casa per una mancanza grave, lo punisco o lo sequestro? Se lo sculaccio lo educo o lo maltratto? E ancora, se il figlio o la figlia sono maggiorenni perdo del tutto il potere-domanda di vigilanza. La giurisprudenza ritiene oggi che per i genitori è lecito verificare la crescita equilibrata dei figli, magari anche con una ‘osservazione ravvicinata’ da parte degli investigatori purchè, per quanto invasiva, non sfoci in un uso intollerabile. Questo, per i figli maggiorenni è valido ancor più se  convivente. Ci sono dunque interessi legittimi da tutelare da parte dei genitoria anche in
caso di figli maggiorenni. Esmpi: per tutelare l’integrità del patrimonio familiare, per escludere che frequenti sodalizi criminali o sette (in questo caso si configura il reato di circonvenzione d’incapace o addirittura di estorsione nei confronti di chi ha ‘abbindolato’ il figlio).
IL PADRE non può pedinare suo figlio perchè il privato non ha potere d’indagine, però può rivolgersi anche a un legale che poi affida le investigazioni difensive preventive a una agenzia. Ad esempio per la ‘tutela del buon nome familiare. I genitori possono anche avvalersi di un grafologo, tramite il legale, per l’analisi della scrittura che può servire a scoprire eventuali devianze. Difficilmente potrà frugare nella posta elettronica della prole, mettere un gps sulla loro auto, nascondere un miniregistratore in camera».
Am ag
L’INTERVISTA
La neuropsichiatria: «Gli adolescenti tra onnipotenza e irresponsabilità
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LA DOTTORESSA Gloria Vannini è neuropsichiatria infantile e si occupa della psicologia dell’età evolutiva. E’ stata anche giudice onorario presso il tribunale dei minori di Firenze. Collabora spesso con agenzie di investigazione per quanto riguarda i casi di minori. «In generale si può dire che c’è mancanza di dialogo, ma anche una organizzazione sociale che tende a rendere autonomi presto. Fra i 12 e i 18 anni è l’età critica perché gli adolescenti non maturano l’acquisizione di responsabilità di fronte alla legge. La scuola dovrebbe informarli, vale a dire che dovrebbe esistere una sinergia tra genitori e agenzie sociali in grado di fornire questa consapevolezza; invece i genitori si trovano da soli e cade la comunicazione. I genitori si sentono dire ‘tutti fanno così’ e non sanno come controbattere.
TRA GLI ADOLESCENTI ora, tanto maschi quanto femmine, nel periodo che ho già definitio a rischio, ilo comportamento devianre porta soprattutto a uno stato di stordimento. Il senso di onnipotenza adolescenziale li porta alla fantasia di poter fare ogni cosa, così mescolano superalcolici e spinelli e si stordiscono per non pensare. Per non sentire. C’è malessere nella famiglia italiana e loro, i ragazzi, sono la spia. Fanno fatica ad accettare le dinamiche di questa società. Nell’intervento con questi ragazzi occorre facilitare l’acquisizione dell’autonomia personale che loro desiderano, e successivamente accettano di comprendere le dinamiche più complesse che li circondano. E quello che li ha fatti soffrire prima, quello che non hanno voluto ‘sentire’ in precedenza perché causa di ansia e depressione, è il motivo per cui si osno tuffati nell’alcol e nella droga».
am ag

27 Agosto 2008 – La Nazione