Nessuno paga. E aumenta l’ attività del recupero crediti svolto da una decina di grandi società nazionali e da un moltitudine di aziende medie e piccole, liberi professionisti. Il fatturato del settore è cresciuto del 150% dal 2005, è a 30 milioni in Toscana dove operano 31 società. Nel 2010 nella nostra regione 1.727.946 le pratiche affidate di cui il 59,91% recuperate. «Aumentano gli affidamenti, ma riscuotere è sempre più difficile» dice Gianpaolo Luzzi, titolare a Livorno dello studio che porta il suo nome e animatore del periodico Credit Village. Escusso invano il tentativo di recupero per via bonaria, si valuta se conviene o meno passare alle vie giudiziarie. «Per questo – spiega Alberto Paoletti dell’ agenzia di investigazioni Informark – ci si rivolge sempre di più ai detective privati». L’ edilizia Quando il big tracolla i fornitori lo seguono a ruota LA PICCOLA impresa di escavazioni edili pensava di aver fatto Bingo il giorno che ricevette dal colosso Consorzio Etruria l’ incarico a compiere lavori per un milione di euro. Significava lavoro e pane per quindici operai e le loro famiglie quasi tutte mono reddito. Sono passati alcuni mesi, pochi anni, e tutto è crollato. I lavori sono stati fatti, ma non sono stati pagati. Nel frattempo il Consorzio Etruria è andato in crisi e ora è in fase di concordato preventivo in continuità per evitare il fallimento. All’ inizio il piccolo imprenditore ha provato a rientrare dei crediti con un decreto ingiuntivo. Poi ha dovuto rinunciare di fronte all’ apertura della procedura. Del milione di euro di crediti spera adesso di recuperare una minima parte, chissà quando. Nel frattempo la piccola azienda è andata a gambe all’ aria e gli operai sono a casa senza lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il tessile Fax, telefonate, piccoli acconti passano gli anni, niente soldi UNA piccola impresa di tessitura dell’ area pratese vantava un credito di 100.000 euro nei confronti di una società del nord Italia. La società debitrice era rimasta sorda ai ripetuti solleciti dell’ imprenditore pratese: fax, telefonate a tutte le ore. Alla fine l’ imprenditore si rivolge all’ avvocato. Parte la diffida, ma il debitore versa solo un piccolo acconto. Il piccolo imprenditore insiste: se il debitore vuole sconti, che paghi l’ 80% subito. E invece quello perde tempo e quando si mostra disponibile a sborsare è passato ormai troppo tempo perché il piccolo creditore accetti l’ esborso ridotto. Adesso pretende tutto, spese legali comprese, e avvia gli atti del decreto ingiuntivo. Il giorno prima del deposito in tribunale, la controparte dichiara che pagherà tutto in tre rate. Non resta che accettare. Siamo a questo punto: tra una rata di pagamento e l’ altra, e intanto sono passati gli anni. L’ artigiano Se il committente non paga l’ acquisto in leasing è un incubo DEBITORE della società di leasing perché a sua volta creditore di una grande azienda nel Pisano. E’ la storia di un artigiano che fabbrica componenti per la motoristica. Contando su un bel giro d’ affari e commesse importanti, aveva acquistato in leasing macchinari funzionali alla sua attività produttiva. Ma il suo committente incominciaa ritardarei pagamenti e lui rimane indietro di oltre quattro mesi nel pagamento delle rate del leasing per 15.000 euro, finisce in scoperto di conto corrente in banca, non riesce più a versare il salario ai pochi dipendenti. Un giorno a casa sua bussano gli emissari di una società di recupero crediti mandata dal leasing. Firma cambiali, un impegno a rientrare a rate dal debito, la strada è in salita ma una soluzione si intravede. Sempre che il grande committente torni a pagare con regolarità le commesse alla piccola azienda dell’ indotto. Il negoziante Anche i debitori si arrendono il macellaio non ha più un soldo PER un po’ gli emissari delle società di recupero crediti lo hanno assediato: c’ erano quelli dei fornitori di carne e quelli della banche, altri. Adesso hanno rinunciato tutti: hanno capito che insistere non serve, il denaro non rientrerà perché l’ uomo, fino a ieri macellaio in Valdichiana, è rimasto privo di beni dopo aver subito una truffa. E’ successo quando ha ceduto la propria attività, una macelleria appunto, senza però riuscire a riscuotere neppure un centesimo. E sì che di debiti da pagare ne aveva: i fornitori di carne e di attrezzature, le banche, l’ Inps per i contributi. Adesso lavora al nero presso la bottega di un cognato e sempre più raramente riceve la visita degli agenti delle società di recupero di crediti. «Ha 40 anni, ma vive in completa prostrazione, rassegnato» raccontano. E’ uno di quei casi di fronte al quale anche il recupero crediti si ferma. «Inutile passare all’ azione giudiziaria». Il coltivatore diretto “Paghi la rata del materasso” e il contadino prese il forcone A CASA del coltivatore diretto, all’ Isolotto, l’ agente della società di credito ciè arrivato inviato da una finanziaria di credito al consumo: l’ agricoltore era infatti in ritardo nel pagamento delle rate per l’ acquisto di un materasso. «E’ stata una brutta stagione, dall’ orto ho ricavato poco, figuriamo se posso pagare il materasso» aveva raccontato ad un amico qualche giorno prima. E così il coltivatore diretto, ha perso il lume della ragione quando ha visto l’ agente venuto per riscuotere le rate del materasso. «Mi ha affrontato con il forcone, ha incominciato a gridarmi contro, ho dovuto battere la ritirata» spiega sorridendo l’ agente dello Studio Luzzi di Livorno. «Che devo fare, tornerò, ma di questi tempi riscuotere non è facile neppure da un punto di vista umano. Cerco sempre un approccio soft, un accordo, lo farò anche col contadino col forcone».
28 Febbraio 2012
