Las Vegas: Detective Italiana eletta Presidente Mondiale degli Investigatori Privati

Laura Giuliani è stata nominata Presidente Internazionale dei detective durante il congresso della WAD (World Association of Detectives, inc) che si è tenuto recentemente a Las Vegas. E’ la prima presidente italiana a capo di questa importante organizzazione mondiale.

Questo importante riconoscimento è motivo di orgoglio per gli investigatori privati italiani e rappresenta il giusto merito per una persona che ha dedicato la sua vita alla professione di detective.

Figlia d’arte, Laura Giuliani ha effettuato studi di giurisprudenza presso l’università di Milano e delle lingue straniere a Cambridge e Madrid. Ha un’esperienza pluriennale nel settore delle investigazioni private e della sicurezza aziendale sia a livello nazionale che internazionale.


Dal 2002 al 2007 ha ricoperto la carica istituzionale di Segretario Nazionale prima e Presidente Nazionale poi  della Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni le Informazioni e la Sicurezza) ed in tale veste ha rappresentato la categoria presso il Ministero degli Interni e varie importanti Istituzioni pubbliche.  Ha ottenuto numerosi premi, certificazioni e riconoscimenti per  le importanti iniziative svolte a sostegno degli investigatori privati  anche presso la Commissione Europea della I.K.D. (International Kommission Verbaende).

In ambito internazionale è membro della W.A.D. (World Association of Detectives, inc) fondata nel 1925, dove è stata  Ambassador for Italy dal 2007 al 2012.

Dal 2012 al 2016 sempre per la stessa associazione ha ricoperto il ruolo di Area Governor per l’Europa, carica che le ha permesso di essere a stretto contatto con le Federazioni nazionali ed agenzie che si occupano di investigazioni e sicurezza più importanti al mondo.

Dal 2016 al 2018 Laura Giuliani è Membro del Board e Vice Presidente mondiale della World Association of Detectives.

Un augurio a Laura per l’importante nomina a Presidente Internazionale della World Association of Detectives!

Nella foto: Laura Giuliani, Presidente Internazionale WAD, Alberto Paoletti, Life Member WAD, Avv. Prof. Eraldo Stefani.

Investigazioni private: la Privacy limita la ricerca della verità!

La Federpol (Federazione Italiana per le Investigazioni, le Informazioni e la Sicurezza) ha promosso per il prossimo 21 Giugno in  Roma una full immersion di una giornata, riservata agli investigatori privati, sui nuovi adempimenti Privacy del GDPR.

Questo il programma:
Dott.ssa Antonella Pavesio: Saluti del Presidente Nazionale
Dott. Riccardo Martina: Compilazione del Registro dell’Attività di Trattamento
Avv. Roberto Gobbi: Predisposizioni delle Informative
Sig. Alberto Paoletti: Linea Guida per Eventuale Nomina del DPO
Avv. Marco Recchi: Valutazione d’Impatto
Sig. Piero Provenzano: I Responsabili e gli Incaricati al Trattamento

La privacy è stato il caso più complesso che gli investigatori privati hanno tentato di  risolvere senza riuscirci completamente. Anche nel nuovo Regolamento Europeo Privacy (GDPR) molte sono le novità per gli investigatori privati.

Purtroppo alcuni aspetti critici già presenti nella vecchia normativa sono rimasti immutati e costituisco un grave impedimento all’esercizio della professione.

Un esempio per tutti: anche con il nuovo GDPR il detective dovrà sempre dichiararsi e spiegare i motivi dell’indagine quando dovrà raccogliere i dati presso l’interessato (interviste a testimoni o persone informate sui fatti). Questa prescrizione ha incontrato una forte opposizione negli investigatori privati, perchè concretamente penalizzati nella raccolta di prove quali ad esempio gli acquisti di prodotti contraffatti, indagini in ambienti criminali, o di contrasto alle frodi assicurative con grave pregiudizio per il buon esito delle indagini, e talvolta anche per la propria incolumità.

Esiste, fra l’altro, una profonda disparità di trattamento tra investigatori privati e giornalisti investigativi che invece possono celare la propria identità e la finalità della ricerca quando queste comportino ostacoli all’esercizio dell’attività professionale o rischi per la propria incolumità personale. Quanto sopra è stato evidenziato dalla Federpol anche al Garante Europeo per la Protezione Dati e ad alcuni parlamentari di Bruxelles.

Gli investigatori privati sono penalizzati anche rispetto al semplice privato cittadino che, non essendo sottoposto alla normativa privacy, può invece raccogliere prove su eventuali pagamenti in nero senza rilascio di scontrini o fatture e testimoniare su fatti illeciti di cui sia venuto a conoscenza senza obblighi di informative agli interessati.

Al contrario, gli investigatori privati regolarmente autorizzati, tenuti a frequentare periodicamente corsi di aggiornamento, rispettare i numerosissimi obblighi burocratici etc… sono costretti a “dichiararsi” al fine di non rischiare l’inutilizzabilità delle prove raccolte.

 

Legittime le investigazioni private per scoprire i “furbetti” della legge 104 (abusi permessi assistenziali)

Cosa può fare il datore di lavoro per provare che il dipendente infedele utilizza  il permesso per l’assistenza a familiari disabili per andare al mare???

Come riferisce l’INPS l’incremento dei permessi retribuiti ai sensi dell’art. 33 legge 104/92,  è vertiginoso: si è passati dalle 360.000 domande del 2012  alle 460.000 del 2016: un incremento che sfiora il 30%.

I dati fin qui riportati riguardano il solo settore privato (circa 19 milioni di lavoratori), mentre si stima che per il settore pubblico (3 milioni) la media pro-capite annua dei giorni di permesso richiesti sia di circa 4 volte tanto (6 giorni contro 1,5).

Qual è la conseguenza di questo trend in continua crescita? Il forte esborso per le casse pubbliche, che ammonta approssimativamente a 3 miliardi di euro.

In secondo luogo, dato più preoccupante, al crescere delle richieste di permessi aumentano anche le possibilità di abusi da parte di dipendenti che, invece di accudire il familiare gravemente infermo, utilizzano il permesso per finalità tutt’altro che lodevoli: è di pochi giorni fa la notizia di una dipendente della asl di Lucca che è stata licenziata (giusta causa) per essersi avvalsa del permesso assistenziale per un’escursione in Africa (con risvolto penale in quanto, accusata di truffa ai danni dello Stato).

Le conseguenze di un abuso del permesso 104 possono essere sia di natura civile che penale: sul piano civile legittimano il licenziamento per giusta causa (“in tronco”), sul piano penale un procedimento ex art. 640-bis, meglio noto come truffa ai danni dello Stato.

Si ricordi, che pur gravando in ultima istanza sull’Inps, l’indennità è anticipata dal datore di lavoro, che sopporta ulteriori costi a fronte della mancanza di una prestazione lavorativa.

La giurisprudenza

Il datore è legittimato  ad intervenire nei casi sospetti  incaricando un investigatore privato che attraverso appostamenti, pedinamenti anche elettronici  e report video-fotografici può raccogliere lecitamente prove utilizzabili in giudizio sul dipendente infedele.

Ricorda la Cassazione -nella sentenza 9749/2016– che il ricorso ad un investigatore privato per accertare comportamenti illeciti del lavoratore idonei a rompere il vincolo fiduciario che lo lega al datore (tra cui rientra l’abuso della 104, che come abbiamo visto, integra anche una fattispecie penale) è pienamente legittimo: nel caso di specie si trattava di un dipendente che aveva richiesto il permesso per assistere un familiare disabile quando invece eseguiva dei lavori in terreni di sua proprietà, “beccato” proprio grazie ai servizi di osservazione svolti dall’investigatore privato incaricato con regolare mandato dal datore di lavoro.

Il convenuto ha contestato la legittimità degli accertamenti investigativi: a suo dire, la giurisprudenza li ammette solo a fini di tutela del patrimonio aziendale.

Di diverso parere il giudice: richiamando la sentenza 4984/2014 (nella quale si afferma che i servizi di osservazione messi in atto dall’investigatore incaricato con regolare mandato sono legittimi per accertare comportamenti illeciti del lavoratore) la Corte afferma la piena utilizzabilità delle prove investigative; l’abuso del permesso 104 è un comportamento idoneo a ledere il vincolo fiduciario che unisce datore e dipendente, pertanto viene affermata la piena legittimità del licenziamento in tronco nel caso in oggetto.

Barcellona: Conferenza W.A.D Investigatori Privati Internazionali

Numerosa è stata la presenza delle Signore Investigatrici dei vari Paesi del mondo al congresso internazionale Mid-Term della W.A.D. (World Association Detective), che si è tenuto a Barcellona dal 26 al 29 Aprile. L’Italia è stata rappresentata dalla 1st Vice President W.A.D Laura Giuliani  (a destra nella foto), nota investigatrice privata milanese e prima Presidente Nazionale “in quota rosa” della Federpol (Federazione Italiana Istituti per le Investigazioni, Informazioni e la Sicurezza).

Il congresso internazionale della W.A.D. a Barcellona, ha visto la partecipazione di oltre 100 investigatori internazionali, tra i quali Alberto Paoletti del Nucleo Indagini Private Informark di Firenze, Life Member della W.A.D.

Durante i lavori del congresso sono state affrontate varie problematiche, tra le quali le norme del nuovo Regolamento Europeo della Privacy, che regolamenteranno l’attività degli investigatori privati europei.

L’Italia, sotto il profilo della tutela dei dati personali, è all’avanguardia in Europa. La Federpol ha fatto parte di numerose commissioni presso il Garante della Privacy per la redazione dei codici deontologici in materia di investigazione privata, civile e penale, e per il trattamento delle informazioni commerciali.

È stato infatti presentato uno schema di decreto legislativo finalizzato ad adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE.

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le associazioni e gli altri organismi rappresentanti le categorie interessate sottoporranno all’approvazione del Garante, a norma dell’articolo 40 del Regolamento, i codici di condotta elaborati, tra i quali i codici deontologici degli investigatori privati.

Il cittadino europeo, grazie alle norme in materia di Privacy del Regolamento Europeo che armonizzano le attività di indagine degli investigatori privati, avrà maggiori tutele e garanzie nel trattamento dei proprio dati personali.

Il prossimo appuntamento degli investigatori privati internazionali è a Las Vegas,USA – 93° Conferenza Annuale W.A.D dal 27 settembre al 1° ottobre 2018.

 

Pirati della strada: senza la prova non c’è risarcimento – quando serve un investigatore privato?

Senza la Prova non c’è risarcimento

Spesso accade che l’autore di un sinistro stradale si “dia alla macchia” nell’immediatezza del fatto, incurante del dovere di prestare il primo soccorso alla vittima. Al di là della rilevanza penale della condotta di chi fugge omettendo il dovuto soccorso, l’ignota identità del responsabile, sebbene non escluda il diritto al risarcimento del danno, rende assai gravoso per il danneggiato il compito di fornire la prova dell’altrui responsabilità.

In ipotesi come queste, la vittima del sinistro stradale può chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia per le vittime della strada, previsto dalla L. n. 990/1969, al fine di ottenere il risarcimento dei danni cagionati dalla circolazione dei veicoli per i quali vi è l’obbligo di assicurazione, nel caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato (o non coperto da assicurazione). Ma dovrà ugualmente fornire la prova del fatto causativo del danno.

Perché affidarsi all’attività di un investigatore privato

La Cassazione, in una recente sentenza – n. 1325 del 26 gennaio 2016 – ha sottolineato l’onere del danneggiato di provare le modalità del sinistro e l’attribuibilità dello stesso alla condotta dolosa o colposa (esclusiva o concorrente) del conducente di altro veicolo. In secondo luogo, egli dovrà dimostrare che tale veicolo sia rimasto sconosciuto. Infine, viene richiesta anche la verifica delle condizioni psicofisiche del danneggiato e la prova della compatibilità tra le lesioni e la dinamica dell’incidente.

Pertanto, non è sufficiente che il danneggiato abbia presentato una denuncia o una querela (contro ignoti) all’autorità giudiziaria per essere certi che la domanda risarcitoria troverà accoglimento.

E’ dunque, in questo complesso e articolato contesto di ricerca della prova, che entra in campo la professionalità dell’investigatore privato. In particolare, egli saprà svolgere quelle attività accertatorie volte all’acquisizione, ad esempio, di tracce ambientali o alla ricerca di persone testimoni del sinistro al fine della raccolta di dichiarazioni orali capaci di provare la domanda risarcitoria.

Telecamere per controllare i dipendenti, sono legali?

Con la sentenza n. 103636 del 2 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha definito legittimo il licenziamento per giusta causa di un dipendente di un supermercato che aveva rubato delle caramelle. Il lavoratore era stato scoperto grazie ad una telecamera posizionata da un’agenzia investigativa: per la Cassazione, l’utilizzo della telecamera come modalità di controllo non può ritenersi invasivo o lesivo della dignità o dei diritti dei lavoratori, qualora sia rivolto ad evitare il rischio di furto, di incidenti o altri episodi che possano porre a rischio l’azienda.

Dipendente inchiodato dalle microcamere di un’agenzia investigativa

Il fatto risale al 2009 e riguarda un addetto al rifornimento degli scaffali di un supermercato di Napoli: il lavoratore è stato sorpreso per ben 9 volte in 6 giorni a rubare prodotti dal reparto dolciumi del magazzino, proprio grazie alle registrazioni di un microcamera posizionata nei locali aziendali da un’agenzia investigativa che era stata contattata dal datore di lavoro.  Con la sentenza del 2 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del lavoratore, che ha dovuto pagare anche 3.500 euro di spese di giudizio. Sebbene la merce rubata avesse un valore complessivo inferiore ai 10 euro, la Cassazione ha ritenuto che fosse venuto meno il rapporto fiduciario tra dipendente e datore di lavoro e quindi ha sancito la legittimità del licenziamento.

Le microcamere dell’agenzia investigativa sono lecite

Una delle questioni che è stata sollevata riguarda la legittimità del metodo di controllo c.d. occulto: le microcamere posizionate dall’agenzia investigativa sono state ritenute non invasive né lesive dei diritti e della dignità dei lavoratori, in quanto utilizzate per evitare il rischio di furto, di incidenti o di altri episodi che possano porre a rischio l’azienda o la sua attività produttiva. Infatti, per la più recente giurisprudenza, i c.d. controlli difensivi occulti commissionati ad un’agenzia investigativa autorizzata costituiscono manifestazione del potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro. Non solo. Ove tali controlli siano diretti alla repressione di illeciti diversi dalla non corretta esecuzione della prestazione lavorativa, non sono ritenuti lesivi della privacy e della dignità del lavoratore purché siano, sotto il profilo qualitativo e quantitativo,  proporzionati e svolti con modalità non eccessivamente invasive. Ed è proprio sulla base di queste premesse che la Corte di Cassazione ha formulato la propria sentenza.

Inoltre, la Corte ha confermato che l’installazione di telecamere nascoste da parte dell’agenzia investigativa, se finalizzata all’accertamento di comportamenti illeciti in danno della sicurezza o del patrimonio aziendale, oltre ad essere lecita, non necessita di un preventivo accordo con le rappresentanze sindacali. Questo accertamento investigativo si pone dunque fuori dal campo di applicazione dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (l. n. 300/1970).