Malattia simulata: posso assumere un investigatore privato?

Un ambito di indagine con cui gli investigatori si confrontano sempre più spesso è quello delle indagini sull’attività svolta dai dipendenti in stato di malattia. Infatti, la malattia simulata in modo fraudolento comporta evidente danno per il datore di lavoro, ma anche per le finanze pubbliche. Vediamo in proposito una interessante sentenza della Cassazione che conferma il licenziamento del dipendente infedele.

Il caso

Nella sentenza 3630/2017, la Cassazione ha stabilito un indirizzo molto chiaro. È stata infatti posta la parola fine su una vicenda molto controversa: un lavoratore, in stato di malattia per un infortunio alla caviglia, era stato scoperto (grazie all’investigatore privato assunto dal datore di lavoro) mentre lavorava nella rosticceria della moglie. Nonostante fosse guarito dall’infortunio, il lavoratore non era rientrato anticipatamente al lavoro, ma aveva prestato assistenza lavorativa nel locale della moglie. Per tale motivo, era stato licenziato dal datore di lavoro per giusta causa.

L’ultima parola è spettata alla Corte di Cassazione. Essa ha, infatti, ribadito da una parte la legittimità dei controlli investigativi. A patto che non abbiano, come oggetto, l’attività lavorativa in sé del dipendente. Dall’altra, ha dichiarato il comportamento del lavoratore lesivo del dovere di diligenza, del codice etico e del CCNL di riferimento. A tal proposito, quest’ultimo vieta qualsiasi attività lavorativa in malattia, anche se non retribuita.

Legittimo il licenziamento per giusta causa

Da un punto di vista giuridico, la Cassazione ha confermato l’esito della sentenza di appello, dichiara legittimo il licenziamento per giusta causa. Al dipendente veniva, più precisamente, contestato di non aver ripreso, successivamente alla guarigione, la prestazione lavorativa.

In conclusione, l’attività investigativa si è rivelata decisiva. Assumere un investigatore privato, in caso di dubbi sulla fedeltà del proprio dipendente, è caldamente consigliato. Infatti, questa figura professionale è in grado di provare eventuali attività illecite dei dipendenti. Il tutto nel rispetto della privacy e delle norme deontologiche.

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Legge 104: rischio licenziamento?

La legge 104 del 1992 permette ai lavoratori di assistere i propri familiari disabili o in età avanzata. Nello specifico, vengono garantiti ai dipendenti 3 giorni (frazionabili) di permesso al mese. La retribuzione dei permessi è pari al 100% dello stipendio.

Chi può richiedere i permessi?

La legge 104 si applica a lavoratori con figli o partner con disabilità grave. Inoltre, si amplia a familiari fino al secondo grado di parentela. Possono anche richiedere i permessi direttamente portatori di handicap o chi necessiti di assistenza quotidiana. Per fare domanda occorre rivolgersi all’INPS.

Le categorie di lavoratori

Non tutte le tipologie di lavoratori possono usufruire della legge 104. Possono fare richiesta i lavoratori dipendenti, sia part time che a tempo pieno, sia pubblici che privati.

Gli esclusi

Sono esclusi dalla legge 104 i lavoratori autonomi e a domicilio, i braccianti agricoli a giornata e chi si occupa di assistenza familiare.

I rischi

Può succedere che il dipendente richieda i permessi della legge 104 senza una reale necesità. Col pretesto di assistere i propri familiari, i 3 giorni previsti dalla legge possono essere utilizzati per andare in vacanza o svagarsi. Questi comportamenti danneggiano sia l’azienda che gli altri lavoratori onesti. È però possibile difendersi, vediamo come.

La sentenza della Cassazione

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha indicato una linea dura nei confronti dei “furbetti” della legge 104. Già in precedenza la sanzione per chi utilizzava i permessi come giorni di ferie era univoca: licenziamento in tronco. La sentenza n. 18411 del 9/07/2019 ha sancito che anche riposarsi a casa nei giorni di permesso è considerato giusta causa per il licenziamento.

Il caso

Un lavoratore aveva utlizzato 2 dei 4 giorni di permesso, non per assistere un’anziana parente, bensì per riposarsi a casa. Secondo il parere della cassazione, questo comportamento ha minato la fiducia fra dipendente e datore di lavoro. Inoltre, è evidente l’immoralità di questa condotta.

Il ruolo dell’investigatore privato

In che modo è stata scoperta l’illegalità nell’utilizzo dei permessi? Tramite la relazione di un’agenzia investigativa, la quale ha documentato come il dipendente, durante alcuni giorni di permesso, non fosse neppure uscito di casa.

In casi come questi, assumere un investigatore privato permette di smascherare eventuali dipendenti scorretti.

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