L’assegno di divorzio spetta all’ex che lavora in nero? La Corte di Cassazione risponde con l’ordinanza n. 5077/2021

L’assegno di divorzio o assegno divorzile è la somma che un coniuge corrisponde all’altro (in seguito al divorzio) quando egli risulta privo di reddito.

In questo ambito, come tanti altri, l’investigatore privato può intervenire e svolgere un ruolo decisivo mediante il suo contributo.

 

Recentemente la Corte di Cassazione ha ritenuto dirimente l’operazione degli investigatori privati nel ricercare e fornire prove utili a dimostrare che la moglie, a cui il tribunale aveva riconosciuto il diritto di percepire un assegno di divorzio dall’ex marito, in realtà non avesse alcun diritto a ricevere tale somma di denaro dall’ex coniuge, poiché era stata sorpresa a svolgere un’attività lavorativa in nero.

Nella fattispecie il tribunale, con sentenza di divorzio definitiva, aveva deciso che l’ex marito avrebbe dovuto dare sia un assegno di mantenimento per il figlio, sia un assegno di divorzio per l’ex moglie in quanto risultava che quest’ultima non avesse più un lavoro presso lo studio commercialista a causa di una patologia da cui era affetta che le impediva di lavorare.

La signora, mediante appello incidentale, domandava l’aumento dell’assegno divorzile previsto.

La Corte d’appello rigettava le doglianze della donna in quanto l’ex marito, attraverso gli accertamenti svolti dall’investigatore privato, aveva dimostrato che l’ex moglie in realtà non doveva beneficiare di alcun assegno. Infatti, le prove raccolte dagli investigatori dimostravano che l’interessata svolgeva un’attività lavorativa e percepiva un reddito, seppur in nero.

Mediante ricorso per Cassazione la signora lamentava che il giudice di secondo grado avesse utilizzato le indagini investigative per rigettare la sua domanda.

La Suprema Corte ritiene inammissibile tale ricorso sulla scorta dell’argomentazione secondo cui lo stato di salute della donna non era tale da impedirle di lavorare, tant’è che era stata sorpresa a svolgere altre attività ludiche e sportive come guidare, passeggiare e utilizzare la bicicletta. Ma, in ogni caso, tale mantenimento non le spettava in quanto svolgeva un’attività lavorativa continuativa, prestata in nero dal 2011.

Per tale motivo, con l’ordinanza n. 5077/2021, la Corte di Cassazione riconferma l’importanza e il fondamentale contributo delle investigazioni private nell’accertare fatti da provare in giudizio e, in particolare, tutti quei fatti idonei a negare un assegno divorzile a beneficio di una persona che, apparentemente risulterebbe priva di reddito, ma che in realtà svolge attività in nero.

Quali sono i rischi per il detective nella comunicazione delle risultanze investigative al cliente??? Urge un aggiornamento della normativa

Questa delicata problematica è stata approfondita dalla Psichiatra Dott.ssa Gioia Piazzi con la tesi (votazione 110 e lode) titolata “La psicologia del cliente. Studio preliminare per la formulazione di un vademecum per l’investigatore privatoRelatore Alberto Paoletti* Docente del Master di II Livello in Scienze Forensi presso l’Università “La Sapienza” (Responsabile Didattico-Scientifico Prof. Avv. Natale Fusaro).

L’analisi psicologica e comportamentale del cliente da parte dell’investigatore privato, durante il primo colloquio preliminare al conferimento dell’incarico, è fondamentale per evitare pericolose ed incontrollate reazioni da parte del mandante nel momento della comunicazione delle risultanze investigative.

Lo spunto della Tesi è scaturito da un fatto reale.

L’investigatrice Agata (nome di fantasia) assume un incarico da parte di un uomo convinto che la moglie lo tradisca. Tra l’altro il cliente non sembra particolarmente angosciato, ma vuole verificare la situazione.

Durante le indagini i collaboratori di Agata scoprono che la moglie del cliente si trova in un locale pubblico insieme ad un altro uomo.

Mentre i collaboratori sono dentro il locale per cercare di fotografare la coppia, il cliente chiama Agata e gli chiede aggiornamenti. È teso e l’investigatrice, sospettando un intento aggressivo, inizialmente comunica solo informazioni generiche. Il cliente però insiste e richiede espressamente di sapere con chi sia la consorte e soprattutto nome e indirizzo del locale.

Agata si vede costretta a dare tutte le informazioni richieste, proprio in virtù della normativa che impone all’investigatore di informare tempestivamente il cliente sulle risultanze investigative.

Dopo pochissimo tempo il cliente si presenta al locale, individua la moglie, la trascina fuori e le infligge varie coltellate. L’uomo viene arrestato e poi condannato.

Questa storia, realmente accaduta, rivela quanto la norma di legge sia distante dalla realtà e dalle situazioni che ogni giorno vivono sul campo gli investigatori privati.

L’obbligo di comunicare tempestivamente le informazioni raccolte può mettere a rischio l’incolumità del cliente, del consorte o di terzi e anche dell’investigatore.

In definitiva, al fine di evitare queste tragiche conseguenze, ed adeguare le norme alla concreta attività operativa,   la Federpol, principale associazione degli investigatori privati  dovrà promuovere  una  radicale revisione delle Regole deontologiche privacy (per Avvocati ed Investigatori privati)  che all’art. 8, VI co.: obbligano  l’investigatore privato ad informare periodicamente il difensore o il soggetto che ha conferito l’incarico, anche al fine di permettere loro una valutazione tempestiva circa le determinazioni da adottare riguardo all’esercizio del diritto in sede giudiziaria o al diritto alla prova.

*  Alberto Paoletti – Direttore Nucleo Indagini Private INFORMARK s.r.l.u.

Separazione con addebito: le cause

In materia di separazione ci sono moltissime variabili in gioco. Innanzitutto, occorre specificare che un giudice può pronunciarsi relativamente a una separazione nel momento in cui sussistano oggettive condizioni per le quali il rapporto risulta intollerabile. Può, però accadere che uno dei due coniugi richieda l’addebito della separazione, ritenendo, in particolare, che una violazione dei diritti coniugali abbia scatenato la crisi. In altre parole, se uno dei due coniugi ha violato i doveri coniugali, l’altro può chiedere l’addebito della separazione.

Ma quali sono le cause che possono portare all’addebito della separazione?

A titolo di esempio, la causa di addebito più frequente è la violazione del dovere di fedeltà. Non solo, ne esistono anche altre.

Violazione dell’obbligo di assistenza morale e materiale

Per quanto riguarda il vincolo matrimoniale, esso comporta il dovere di assistere moralmente e materialmente il coniuge. In ogni momento di vita.

Per illustrare il caso bastano pochi esempi concreti: rifiutarsi di fornire supporto emotivo oppure mostrare totale disinteresse per i problemi del partner può portare – nel caso in cui questo conduca a una convivenza intollerabile – all’addebito della separazione.

Mancata contribuzione ai bisogni della famiglia

Allo stesso modo, il coniuge ha l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia. In tal caso, non provvedendo economicamente, rifiutando occupazioni, sperperando il patrimonio, il coniuge incorrerà nell’addebito. A condizione che questo comportamento sia causa scatenante della crisi matrimoniale.

Abbandono ingiustificato della casa familiare

Ma, ancora più importante è il dovere di coabitazione. Se il coniuge abbandona senza motivo – oppure senza consenso la casa coniugale – questo comportamento può essere motivo di addebito. In particolare, perché rende materialmente impossibile la convivenza. Sebbene, affinché venga disposto l’addebito, la “fuga” debba essere causa della crisi e non una sua conseguenza.

Mancata (o scarsa) intesa sessuale oppure totale rifiuto di rapporti

Il prossimo motivo riguarda la sfera più intima dei rapporti tra i coniugi. In particolare, è dovere dei coniugi quello di creare (e mantenere) una equilibrata intesa sessuale. In caso contrario, o nel caso in cui uno dei partner rifiuti di intrattenere rapporti, possono esserci gli estremi per un addebito di separazione. A causa del fatto che questo comportamento ha ricadute sull’equilibrio psicofisico e sulla dignità dell’altro coniuge.

Maltrattamenti familiari, abuso di droga ed alcool

Cambiando tema, nessuna tolleranza viene riservata in giudizio verso comportamenti di violenza di un coniuge ai danni dell’altro.

Per esempio: vessazioni, ingiurie, minacce. Addirittura, episodi di violenza fisica; i quali, per inciso, rientrano nella sfera penale. In sintesi, tali comportamenti non solo non sono giustificati nemmeno se provocati. Ma sono gravi a tal punto che anche un solo episodio è sufficiente affinché scatti l’addebito.

Si tratta di comportamenti tanto gravi che anche un singolo episodio, se provato, è sufficiente a far scattare l’addebito.

In alcuni casi si è arrivati all’addebito anche per il protratto e persistente abuso di alcool da parte del coniuge, che non provvedeva ai bisogni della famiglia: il comportamento aveva determinato l’intollerabilità della convivenza.

Relazioni virtuali e frequentazioni di siti d’incontri

Riguardo questa motivazione, ne abbiamo già parlato nello specifico: intrattenere o ricercare relazioni virtuali può essere sufficiente a provocare la separazione con addebito.

In ogni caso, qualora si sospettino situazioni di questo genere, è sempre meglio evitare un pericoloso “fai da te”. È bene invece rivolgersi  ad un investigatore privato: la raccolta delle prove, in tal caso, avviene nel pieno rispetto delle norme deontologiche e sulla Privacy.

A tal proposito, la Cassazione ha ritenuto illecite, in numerosi casi, prove acquisite in violazione della Privacy, come, ad esempio, nella recente sentenza sull’installazione di microspie in auto.

Legge 104: rischio licenziamento?

La legge 104 del 1992 permette ai lavoratori di assistere i propri familiari disabili o in età avanzata. Nello specifico, vengono garantiti ai dipendenti 3 giorni (frazionabili) di permesso al mese. La retribuzione dei permessi è pari al 100% dello stipendio.

Chi può richiedere i permessi?

La legge 104 si applica a lavoratori con figli o partner con disabilità grave. Inoltre, si amplia a familiari fino al secondo grado di parentela. Possono anche richiedere i permessi direttamente portatori di handicap o chi necessiti di assistenza quotidiana. Per fare domanda occorre rivolgersi all’INPS.

Le categorie di lavoratori

Non tutte le tipologie di lavoratori possono usufruire della legge 104. Possono fare richiesta i lavoratori dipendenti, sia part time che a tempo pieno, sia pubblici che privati.

Gli esclusi

Sono esclusi dalla legge 104 i lavoratori autonomi e a domicilio, i braccianti agricoli a giornata e chi si occupa di assistenza familiare.

I rischi

Può succedere che il dipendente richieda i permessi della legge 104 senza una reale necesità. Col pretesto di assistere i propri familiari, i 3 giorni previsti dalla legge possono essere utilizzati per andare in vacanza o svagarsi. Questi comportamenti danneggiano sia l’azienda che gli altri lavoratori onesti. È però possibile difendersi, vediamo come.

La sentenza della Cassazione

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha indicato una linea dura nei confronti dei “furbetti” della legge 104. Già in precedenza la sanzione per chi utilizzava i permessi come giorni di ferie era univoca: licenziamento in tronco. La sentenza n. 18411 del 9/07/2019 ha sancito che anche riposarsi a casa nei giorni di permesso è considerato giusta causa per il licenziamento.

Il caso

Un lavoratore aveva utlizzato 2 dei 4 giorni di permesso, non per assistere un’anziana parente, bensì per riposarsi a casa. Secondo il parere della cassazione, questo comportamento ha minato la fiducia fra dipendente e datore di lavoro. Inoltre, è evidente l’immoralità di questa condotta.

Il ruolo dell’investigatore privato

In che modo è stata scoperta l’illegalità nell’utilizzo dei permessi? Tramite la relazione di un’agenzia investigativa, la quale ha documentato come il dipendente, durante alcuni giorni di permesso, non fosse neppure uscito di casa.

In casi come questi, assumere un investigatore privato permette di smascherare eventuali dipendenti scorretti.

Rivolgiti al Nucleo Indagini Private Informark e scopri tutti i nostri servizi investigativi per aziende.

 

Tradimento online, quali sono le conseguenze legali?

Flirting online: l’ultima frontiera in fatto di infedeltà coniugale. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sul tradimento in rete e sulle sue conseguenze in sede legale.

Quanto è sottile il confine tra vita reale e mondo virtuale? Il mondo virtuale, più di quanto si pensi di solito, è specchio della realtà. Anzi, azioni compiute su internet, anche all’apparenza inoffensive, possono avere pesanti ricadute sulla vita “vera”.

Frequentare nuove compagnie in rete diventa ogni giorno più facile, in particolare grazie alla capillare diffusione dei social. Inoltre, esistono siti d’incontri specializzati per chi è alla ricerca di un nuovo partner, di un appuntamento galante o di una relazione virtuale.

Gleeden.com, una community di oltre cinque milioni di utenti alla ricerca di avventure extraconiugali, ha condotto un sondaggio. È emerso che, per la maggioranza degli intervistati (di entrambi i sessi) “finché la relazione non esiste sul piano reale non è una vera relazione”. Differente fra donne e uomini è invece l’approccio: se secondo le prime non è necessario spingersi oltre lo schermo di un telefono, i secondi si dichiarano più liberi nel passare dalle parole ai fatti.

Alla luce di questo, possiamo affermare che cercare nuovi partner online è del tutto privo di rischi? Da un punto di vista legale, le cose non stanno proprio così. Quali conseguenze può avere flirtare online? La ricerca (o la frequentazione) di partner su internet, può essere considerato tradimento? Sì, senza alcun dubbio. Secondo il parere della Corte di Cassazione, intrattenere una relazione su internet ha lo stesso valore legale di un tradimento “sotto le lenzuola”: “violazione dell’obbligo di fedeltà”. Anche avere un amante virtuale può “compromettere la fiducia tra i coniugi”, con gravi rischi per l’unione matrimoniale.

Tradimento online e separazione

Circa un quarto delle cause di separazione è collegato a “frequentazioni” nate online e, spesso, proseguite nella vita reale. Il tradimento non è solo carnale. Anche la “scappatella virtuale” può dunque essere giusta causa per la domanda di separazione. E per l’addebito al coniuge infedele. Quest’ultimo, per non incorrere nell’addebito della separazione, dovrà dimostrare l’esistenza di una pregressa situazione di crisi

In conclusione: la cosiddetta “infedeltà 2.0” può avere ricadute molto serie. È bene stare attenti, anche se si tratta di una semplice scappatella virtuale per spezzare la monotona vita coniugale.

Cosa fare?

Date le sottili differenze legali fra una relazione adulterina online e una “reale” è necessario ottenere prove inconfutabili del tradimento. Il consiglio, in questi casi, è quello di incaricare un’agenzia investigativa. È in grado di verificare la fondatezza dei sospetti di tradimento online, documentare eventuali tradimenti reali. L’investigatore privato professionista è un testimone qualificato di ciò che vede e registra. La relazione prodotta può fare dunque la differenza, in sede giudiziaria, nell’addebito della separazione.

Leggi anche Quali indizi possono rivelare il tradimento?

Rivolgiti al Nucleo Indagini Private Informark. Contattaci per scoprire in nostri servizi per le problematiche familiari.

Tradimento, leggi quali indizi possono rivelarlo

La vita di coppia si basa su un principio semplicissimo: la fiducia reciproca. Non è sempre facile però metterlo in pratica. Molti indizi, infatti, possono farci pensare a un tradimento ad opera del nostro partner. Hai qualche sospetto che il tuo lui o la tua lei ti tradisca? Vediamo cosa fare – ma soprattutto cosa NON fare – in questi casi.

Come riconoscere gli indizi di infedeltà?

Molti segnali possono far pensare a un possibile tradimento, soprattutto se si tratta comportamenti mai adottati prima. Bisogna tuttavia ricordare che questi indizi non sono necessariamente sintomo di infedeltà coniugale, in ogni caso entrano in gioco specifici fattori.

Iniziamo dai dispositivi elettronici, telefono e computer: l’improvviso cambiamento di PIN, password o segno di sblocco, l’elevato traffico telefonico, il cellulare spesso occupato o in modalità silenziosa. Dietro tutto questo potrebbe esserci la volontà di nascondere contenuti privati.

Inoltre, se il vostro partner passa molto tempo al pc in orari insoliti, spesso a tarda notte, si connette a siti di incontri o cancella la cronologia di navigazione, potrebbe avere in mente di tradirvi (se non l’ha già fatto).

Altro indizi di un tradimento in atto possono essere i cambiamenti nelle abitudini. L’improvvisa nascita di nuovi hobby, un cambio di look o di stile di vita sono un chiaro campanello d’allarme. Così come l’inspiegabile aumento di impegni di lavoro e uscite con gli amici.

Fin qui abbiamo parlato di indizi “tecnici”. Una crisi nei rapporti personali è però la prima causa scatenante di un tradimento. Come riconoscerla? Scarsa loquacità, atteggiamenti aggressivi. Ma anche diminuzione dei rapporti sessuali e minore considerazione nei confronti dei figli.

Cosa NON fare

È di fondamentale importanza non improvvisarsi investigatore: si rischiano accuse penali per stalking. Se sospettate di essere traditi, non parlatene con nessuno, mantenete un comportamento normale e non accusate subito il vostro partner. Neppure se colto sul fatto.

Cosa fare: assumere un investigatore privato

Ingaggiare un detective professionista ha molti vantaggi: è autorizzato dalla legge a compiere attività di osservazione e pedinamento nel rispetto della privacy. Inoltre, è un testimone qualificato, quindi molto prezioso in sede giudiziaria.

Rivolgiti al Nucleo Indagini Private Informark. Contattaci per scoprire in nostri servizi per le problematiche familiari.

Leggi qui le statistiche sul tradimento.

Separazione e affidamento: serve un investigatore privato?

Quanto dura un matrimonio in Italia? In media, dice l’Istat, 17 anni al momento della separazione. I matrimoni sono in calo, mentre, rispetto al 1995, le procedure di separazione e divorzio sono quadruplicate. Molto spesso, quando una coppia si separa, sono i figli ad essere maggiormente coinvolti: in primo luogo sotto il profilo emotivo, ma anche sotto quello legale. Vediamo quali sono le problematiche più comuni e in che modo si possono risolvere.

Dal 2006 in Italia è previsto l’«affidamento condiviso», riferito alla responsabilità dei genitori nella cura dei propri figli. In caso di separazione, è il giudice a decidere con quale dei genitori i figli (minorenni) andranno a convivere. Nella maggior parte dei casi è la madre, anche se la legge non obbliga a questa scelta.

Quanto pesa l’opinione dei figli?

L’ultima parola spetta sempre al giudice. Nel caso in cui entrambi i coniugi siano d’accordo il giudice può stabilire di non ascoltare i minori coinvolti. Ascolto che è invece obbligatorio quando il minore ha più di 12 anni. Anche meno, se è in grado di capire la propria posizione e seguire lo svolgimento del processo.

Che significa, nello specifico, «affidamento condiviso»?

Cerchiamo di fare chiarezza. Prima del 2006 era previsto l’«affidamento esclusivo» dei figli presso un solo genitore. Con l’«affidamento condiviso», il minore (o i minori) può avere rapporti equilibrati con entrambi i genitori. Inoltre, tutti e due i coniugi devono avere pari poteri e responsabilità nella cura dei figli. Allo stesso modo, devono decidere insieme le questioni più importanti che hanno a che fare con i figli. Infine, ogni genitore ha l’obbligo del mantenimento diretto dei figli. Se ciò non è possibile, il genitore deve versare un assegno di mantenimento.

E se un genitore è totalmente inadeguato?

Si ritorna al regime di affido esclusivo solo se l’altro genitore si dimostri incapace di accudire il figlio. Questo può avvenire se si disinteressa del figlio, se lo trascura o si rifiuta di provvedere ai suoi bisogni. Ma anche se tenta di ostacolare i rapporti tra il figlio e l’altro genitore per fare in modo che si frequentino il meno possibile.

Leggi anche Posso controllare il telefono di mio figlio?

Posso rivolgermi a un investigatore privato?

Un’agenzia di investigazioni private può svolgere indagini per provare l’inadeguatezza di un genitore, in favore del genitore che vorrebbe essere affidatario. Questo avviene tramite la produzione di materiale (video e fotografico) utile ad accertare le inadempienze verso il figlio. Le prove potranno acquisire poi valore legale per mezzo della testimonianza dell’investigatore privato.

Rivolgiti a Informark

Contatta il Nucleo Indagini Private Informark e scopri i nostri servizi per l’affidamento dei figli.

Posso controllare il telefono di mio figlio?

Posso controllare il telefono di mio figlio? Per molti genitori questa è una domanda frequente. Proviamo a dare una risposta.

Più si sviluppano le nuove tecnologie e più si abbassa l’età alla quale i bambini vengono a contatto con smartphone, internet, e social network. È un processo inevitabile, con il quale i genitori devono imparare a convivere. Ed è un processo che, se gestito con attenzione, può contribuire allo sviluppo e alla crescita dei figli.

I rischi online

Certo, non è facile. Allo stato attuale, tutti i bambini sono nativi digitali. La stragrande maggioranza dei genitori, al contrario, no. Questa differenza generazionale può creare, nei genitori, difficoltà nel tenere sotto controllo il rapporto fra figli e tecnologia. È comprensibile, l’universo di internet è pieno di possibilità, ma presenta anche moltissimi fattori di rischio: dal cyberbullismo all’adescamento – in inglese grooming – da parte di pedofili, da un uso eccessivo di dispositivi tecnologici – che può diventare dipendenza – alla presenza di modelli pericolosi da imitare.

Le piattaforme più a rischio sono sicuramente i social. In particolar modo, Instagram è sempre più frequentato da giovani e giovanissimi, quindi più appetibile per chi vuole approfittarsi di loro. Non si devono però sottovalutare le app di messaggistica istantanea, Whatsapp in testa: sono sempre più frequenti i tentativi di insidiare i bambini con questi strumenti. Vedi anche Genitori e figli, Whatsapp pro e contro.

La prima e più tipica reazione di un genitore è il controllo dell’attività online del figlio: quali siti visita? Chi sono i suoi amici sui social, quali foto posta? E ancora, qual è il contenuto delle sue chat? A tutte queste domande, qualunque genitore vorrebbe dare una risposta, e la tentazione di “spiare” il telefono del proprio figlio è forte. È però legale questo tipo di controllo?

Occorre innanzitutto fare una distinzione: è molto difficile per un genitore comprendere in che modo un bambino si rapporta col mondo circostante. È però possibile un controllo di tipo tecnico: esistono svariate applicazioni, sia a pagamento che gratuite, che permettono di controllare chiamate, chat, siti visitati e addirittura posizione di un telefono. Per saperne di più leggi  Come spiare un telefono?.

Che cosa prevede la legge?

Anche se il diritto alla privacy in una famiglia può considerarsi meno restrittivo, non possono esserci “interferenze arbitrarie” nella vita privata di un bambino, neppure da parte dei genitori. Bisogna anche tenere presente i singoli casi per decidere se sia o meno giustificato un controllo dei genitori sui dispositivi dei figli. L’attività di controllo dei primi sui secondi deve essere sempre finalizzata a finalità protettive ed educative.

In conclusione: sì, un genitore può accertarsi che il proprio figlio non corra pericoli in rete. Anzi, il Pubblico Ministero Letizia Mannella consiglia di controllare il telefono dei bambini, soprattutto d’estate. Per approfondire leggi: Bimbe adescate sui social, la pm: “Controllate Whatsapp dei vostri figli”. Il consiglio è però quello di tenere sempre presente il sottile limite fra la tutela dei minori e il rischio di entrare nella loro vita privata e, soprattutto, di confrontarsi con i figli, di condividere insieme a loro osservazioni e decisioni.

Posso rivolgermi a un Investigatore privato?

Certamente. L’Investigatore privato è una figura qualificata per svolgere indagini su minori in qualsiasi ambito. Per saperne di più clicca qui.

Privacy Day Forum, l’intervento di Alberto Paoletti

Mercoledì 19 Giugno alle ore 14:30, presso il CNR di Pisa si terrà il forum annuale di Federprivacy. Fra i vari interventi, anche quello di Luciano Tommaso Ponzi (Presidente nazionale Federpol) e Alberto Paoletti, Delegato nazionale privacy e membro del Comitato Legislativo Federpol. Il tema trattato sarà la privacy in ambito investigativo privato.

Verranno analizzati alcuni problemi che la Federpol ha già comunicato al Garante per la privacy. Si approfondirà l’obbligo di rilascio dell’informativa da parte degli Investigatori privati, quando i dati vengono raccolti direttamente dall’interessato.  I giornalisti invece sono esclusi da questo obbligo se pregiudica la realizzazione del servizio o costituisce rischio per la sicurezza.

Un’altra criticità riguarda la nomina del Responsabile per la Protezione dei dati (Dpo) da parte degli Investigatori privati. La normativa precisa che questa figura deve essere nominata quando avviene un trattamento di dati «su larga scala» ma non specifica parametri esatti.

Infine, si affronterà il problema delle nomine del Titolare del trattamento, responsabile e sub responsabile da parte delle agenzie di investigazione privata. Ad esempio, se una compagnia di assicurazioni o una banca nominano l’Agenzia “responsabile”, questa è obbligata a comunicare al cliente i nomi dei corrispondenti (sub responsabili). In tal modo, il cliente conoscerebbe tutta la filiera investigativa. Potrebbe quindi rivolgendosi direttamente ai corrispondenti bypassando il primo fornitore.

Il programma del Privacy Day Forum

Alberto Paoletti, responsabile Nucleo Indagini Private Informark di Firenze, è Docente di Tecniche Investigative presso Università La Sapienza. Ha fatto parte delle commissioni del Garante della Privacy per la stesura del Codice Deontologico per Avvocati e Investigatori Privati (entrato in vigore il 1° Gennaio 2009) e del Codice Deontologico delle Informazioni Commerciali (in vigore dal 2016).