Investigazioni private: la Privacy limita la ricerca della verità!

La Federpol (Federazione Italiana per le Investigazioni, le Informazioni e la Sicurezza) ha promosso per il prossimo 21 Giugno in  Roma una full immersion di una giornata, riservata agli investigatori privati, sui nuovi adempimenti Privacy del GDPR.

Questo il programma:
Dott.ssa Antonella Pavesio: Saluti del Presidente Nazionale
Dott. Riccardo Martina: Compilazione del Registro dell’Attività di Trattamento
Avv. Roberto Gobbi: Predisposizioni delle Informative
Sig. Alberto Paoletti: Linea Guida per Eventuale Nomina del DPO
Avv. Marco Recchi: Valutazione d’Impatto
Sig. Piero Provenzano: I Responsabili e gli Incaricati al Trattamento

La privacy è stato il caso più complesso che gli investigatori privati hanno tentato di  risolvere senza riuscirci completamente. Anche nel nuovo Regolamento Europeo Privacy (GDPR) molte sono le novità per gli investigatori privati.

Purtroppo alcuni aspetti critici già presenti nella vecchia normativa sono rimasti immutati e costituisco un grave impedimento all’esercizio della professione.

Un esempio per tutti: anche con il nuovo GDPR il detective dovrà sempre dichiararsi e spiegare i motivi dell’indagine quando dovrà raccogliere i dati presso l’interessato (interviste a testimoni o persone informate sui fatti). Questa prescrizione ha incontrato una forte opposizione negli investigatori privati, perchè concretamente penalizzati nella raccolta di prove quali ad esempio gli acquisti di prodotti contraffatti, indagini in ambienti criminali, o di contrasto alle frodi assicurative con grave pregiudizio per il buon esito delle indagini, e talvolta anche per la propria incolumità.

Esiste, fra l’altro, una profonda disparità di trattamento tra investigatori privati e giornalisti investigativi che invece possono celare la propria identità e la finalità della ricerca quando queste comportino ostacoli all’esercizio dell’attività professionale o rischi per la propria incolumità personale. Quanto sopra è stato evidenziato dalla Federpol anche al Garante Europeo per la Protezione Dati e ad alcuni parlamentari di Bruxelles.

Gli investigatori privati sono penalizzati anche rispetto al semplice privato cittadino che, non essendo sottoposto alla normativa privacy, può invece raccogliere prove su eventuali pagamenti in nero senza rilascio di scontrini o fatture e testimoniare su fatti illeciti di cui sia venuto a conoscenza senza obblighi di informative agli interessati.

Al contrario, gli investigatori privati regolarmente autorizzati, tenuti a frequentare periodicamente corsi di aggiornamento, rispettare i numerosissimi obblighi burocratici etc… sono costretti a “dichiararsi” al fine di non rischiare l’inutilizzabilità delle prove raccolte.

 

Lampedusa (Sicilia): un Detective tra Paradiso e Inferno. Minori scomparsi: un problema mondiale

La Spiaggia dei conigli   di Lampedusa    è considerata una   delle più belle spiagge del mondo.  Circondata   da un mare cristallino dalle mille sfumature,  da  una natura incontaminata  ed una bellezza  mozzafiato,  non a caso,  è stata scelta  dalle femmine delle  tartarughe  “Caretta-Caretta”, per  la  nidificazione  e deposizione delle uova nelle notti estive  tra maggio ed agosto.

Da questa spiaggia dorata, propaggine  africana ed ultimo avamposto  siciliano d’Europa,  il pensiero corre alla tragedia del 2013  quando, a poche decine di  metri dalla battigia,  368 migranti,  tra uomini, donne e tanti bambini,  persero la vita nel naufragio di un peschereccio, proveniente da Misurata in Libia, carico di sogni e speranze.

Il dott. Piero Bartolo, uno degli eroi di Lampedusa, che ha curato ed assistito migliaia di migranti  insieme all’ex sindaco  Giusy Nicolini  ci fa rivivere quella tragedia,

“non ti abitui mai perche rivivi sempre  le  grida  strazianti di chi sta per  affogare in quelle acque  scure,   con  le braccia protese delle madri  che  stringono i propri bambini nell’atto disperato  di consegnarli  ai salvatori  delle motovedette che gridano: state calmi, state calmi, prima   chi sta male , le donne, i bambini……….”

I minori invisibili: un problema mondiale

Lampedusa è stata nel 2016  il terzo porto italiano del Mediterraneo  per numero di migranti sbarcati, oggi  la situazione è, per certi aspetti, maggiormente sotto controllo,   ma il problema è evidentemente mondiale.

Da una recente statistica dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ((UNHCR) risulta  che  65.6 milioni di persone in tutto il mondo  sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 22.5 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni.

Si tratta di bambini e ragazzi  che  spesso hanno perso i genitori nei  naufragi dei barconi oppure, dopo essere stati affidati dai parenti ai cosiddetti “ passeur” (trafficanti),  ed aver  attraversato i deserti  del  Sudan,  della  Libia  ed   il Mediterraneo,   non vogliono fermarsi in Italia per timore di essere identificati e continuano il viaggio, non privo di ostacoli o pericoli, verso altri paesi dell’Europa.

Ma al di la dei freddi numeri delle statistiche  un episodio che ha  commosso ed ha fatto il giro del mondo è stato il salvataggio di Favour, la bambina nigeriana di appena nove mesi che perse  la madre  il 25 maggio 2016 nel naufragio di un barcone  nel canale di Sicilia  e che fu salvata dal Dott.Piero Bartolo, medico di Lampedusa, reso celebre dal Film Fuocoammare,   di Gianfranco Rosi  candidato all’Oscar 2017  come miglior documentario, e vincitore  dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino.

La  piccola Favour ha ricevuto richieste di adozione da molti paesi, ma  purtroppo i volti di migliaia di bambini provenienti dalle zone più povere e martoriate del mondo e   che scompaiono ogni anno rimarranno per sempre “invisibili” e lontani dalle cronache giornalistiche

Da una recente ricerca di Save the Children  risulta che la stragrande maggioranza dei giovani invisibili che scompaiono in Europa   è costituita da giovanissime ragazze nigeriane, rumene o provenienti dall’Est Europeo costrette a prostituirsi per restituire il  costo del viaggio   ai trafficanti di esseri umani.

I ragazzi minori, che spesso fuggono dai centri di accoglienza e  vengono poi intercettati   dalla criminalità organizzata per il lavoro in nero, lo spaccio di droga o le prestazioni sessuali, provengono invece per lo più da Somalia,  Eritrea, Egitto.

I trafficanti e gli sfruttatori

Le ragazze provenienti dall’Est Europeo subiscono spesso  una sudditanza  psicologica  da parte di parenti o pseudo fidanzati  che le costringono, una volta giunte a destinazione,  a prostituirsi. Per le nigeriane invece il discorso è più complesso. Esiste una vera  e propria rete mafiosa nei paesi di origine che intercetta le ragazze, talvolta con la connivenza delle proprie famiglie,  e dopo aver promesso  un lavoro ben retribuito,  come cuoche o colf in Europa le costringe ad un viaggio allucinante attraverso il deserto e la Libia per consegnarle alle “Maman” nel luogo di destinazione, vere e proprie sfruttatrici, che, attraverso  i rituali “vodoo”  ed il terrore,  obbligano le  giovani ragazze a prostituirsi fino a quando non avranno rimborsato completamente il loro debito che  può arrivare anche a 30.000 Euro!

Aiutarli a casa loro!

Anche se  nell’opinione pubblica  è diffuso l’abusato slogan  “dobbiamo aiutarli a casa loro” la teoria si scontra con la dura  realtà di guerre, conflitti sociali,  terrorismo, in paesi  martoriati come la  Siria, Libia, Eritrea, Somalia, Iraq, Nigeria ecc.   In queste nazioni quali referenti   dovrebbero ricevere  e gestire gli aiuti? Con quale Ministro  si potrebbe   interagire  senza  intrallazzi o ricatti ? Gli aiuti arriveranno  veramente alle popolazioni bisognose o verranno  incamerati dai grandi o piccoli boss locali?Angus Deaton, Premio Nobel per l’Economia nel 2015.    sosteneva  infatti che il trasferimento  dai paesi ricchi ai  governi dei paesi poveri serve a ripulire la coscienza dei paesi ricchi ma non ad innescare virtuosi  processi di sviluppo

I Detectives privati adottano  bambini disagiati

Una risposta, anche se parziale, può essere  data dall’adozione a distanza.

Laura Giuliani, già Presidente Nazionale Federpol, ed attuale  1st Vice President,  della W.A.D  (World Association Detectives) e che sarà la  prossima Presidente  mondiale,  promosse,  già nel 2003, con grande lungimiranza,  l’adozione di alcuni bambini da parte della  FEDERPOL -Federazione Italiana degli Istituti di investigazioni, informazioni e sicurezza, attraverso il Progetto Agata Smeralda

La  World Association of Detectives ha sempre dimostrato una grande attenzione verso i minori, sostenendo e promuovendo organizzazioni internazionali come ad esempio la War Child, Onlus che si occupa di assistenza, formazione, supporto psicologico, inserimento nel mondo del lavoro e supporto legale ai minori vittime di guerre e di soprusi.

 Queste importanti iniziative dimostrano che gli investigatori privati, in genere considerati dei “duri”, non si sono mai sottratti quando sono stati coinvolti in iniziative di solidarietà per la tutela dei minori disagiati. Infatti, i detectives si occupano spesso di casi di ricongiungimenti familiari, rapimenti, fughe, scomparse o traffici pedopornografici che coinvolgono minori, ed hanno sviluppato una sensibilità particolare verso queste problematiche. Infatti, anche quando il caso è chiuso, gli investigatori, attraverso le loro associazioni di categoria, continuano a fornire il proprio contributo sostenendo iniziative di beneficienza per la tutela, formazione e assistenza dei minori disagiati  come ad esempio il  Progetto Agata Smeralda di Firenze, fondato dal Prof . Mauro Barsi,  e cosi denominato  dal nome  della prima bambina accolta nel lontano 5 Febbraio 1445 dallo “Spedale degli Innocenti” di Firenze,   aiuta  oltre 10.000  bambini e bambine di strada che possono  usufruire    ogni giorno di  vitto, istruzione ed assistenza sanitaria in molti paesi del mondo come Albania, Brasile,  Tanzania,Costa d’Avorio, Congo, Nigeria.

In Nigeria  la situazione è ancora più tragica perché  i bambini, affetti da albinismo, vengono  catturati  e mutilati per i riti degli  sciamani in quanto  ritenuti portatori del malocchio o, al contrario, considerati quasi magici per la preparazione di pozioni  con il loro sangue, capelli e genitali.

Le associazioni onlus che si occupano di adozioni a distanza sono oggi fortunatamente diffuse in tutto il mondo. Le  Istituzioni e gli organismi  internazionali dovrebbero tuttavia   diffondere maggiormente questa pratica   e  sostenere    soprattutto le iniziative   più serie  e meritevoli  e  che non  sprecano risorse  in  elefantiache e burocratiche strutture amministrative interne.

Lungi dal risolvere gli enormi problemi dei paesi poveri  “ l’Adozione a distanza” potrebbe dare una risposta  concreta, anche se parziale, al  troppo facile e teorico  slogan “ aiutiamoli a casa loro”. 

Alberto Paoletti – Nucleo Indagini private

Life Member WAD-World Association of Detectives

Un estratto del presente articolo è stato pubblicato sulla rivista internazionale “WAD Beyond Global” Lampedusa (Sicily): a Detective between Paradise and Hell.

Legittime le investigazioni private per scoprire i “furbetti” della legge 104 (abusi permessi assistenziali)

Cosa può fare il datore di lavoro per provare che il dipendente infedele utilizza  il permesso per l’assistenza a familiari disabili per andare al mare???

Come riferisce l’INPS l’incremento dei permessi retribuiti ai sensi dell’art. 33 legge 104/92,  è vertiginoso: si è passati dalle 360.000 domande del 2012  alle 460.000 del 2016: un incremento che sfiora il 30%.

I dati fin qui riportati riguardano il solo settore privato (circa 19 milioni di lavoratori), mentre si stima che per il settore pubblico (3 milioni) la media pro-capite annua dei giorni di permesso richiesti sia di circa 4 volte tanto (6 giorni contro 1,5).

Qual è la conseguenza di questo trend in continua crescita? Il forte esborso per le casse pubbliche, che ammonta approssimativamente a 3 miliardi di euro.

In secondo luogo, dato più preoccupante, al crescere delle richieste di permessi aumentano anche le possibilità di abusi da parte di dipendenti che, invece di accudire il familiare gravemente infermo, utilizzano il permesso per finalità tutt’altro che lodevoli: è di pochi giorni fa la notizia di una dipendente della asl di Lucca che è stata licenziata (giusta causa) per essersi avvalsa del permesso assistenziale per un’escursione in Africa (con risvolto penale in quanto, accusata di truffa ai danni dello Stato).

Le conseguenze di un abuso del permesso 104 possono essere sia di natura civile che penale: sul piano civile legittimano il licenziamento per giusta causa (“in tronco”), sul piano penale un procedimento ex art. 640-bis, meglio noto come truffa ai danni dello Stato.

Si ricordi, che pur gravando in ultima istanza sull’Inps, l’indennità è anticipata dal datore di lavoro, che sopporta ulteriori costi a fronte della mancanza di una prestazione lavorativa.

La giurisprudenza

Il datore è legittimato  ad intervenire nei casi sospetti  incaricando un investigatore privato che attraverso appostamenti, pedinamenti anche elettronici  e report video-fotografici può raccogliere lecitamente prove utilizzabili in giudizio sul dipendente infedele.

Ricorda la Cassazione -nella sentenza 9749/2016– che il ricorso ad un investigatore privato per accertare comportamenti illeciti del lavoratore idonei a rompere il vincolo fiduciario che lo lega al datore (tra cui rientra l’abuso della 104, che come abbiamo visto, integra anche una fattispecie penale) è pienamente legittimo: nel caso di specie si trattava di un dipendente che aveva richiesto il permesso per assistere un familiare disabile quando invece eseguiva dei lavori in terreni di sua proprietà, “beccato” proprio grazie ai servizi di osservazione svolti dall’investigatore privato incaricato con regolare mandato dal datore di lavoro.

Il convenuto ha contestato la legittimità degli accertamenti investigativi: a suo dire, la giurisprudenza li ammette solo a fini di tutela del patrimonio aziendale.

Di diverso parere il giudice: richiamando la sentenza 4984/2014 (nella quale si afferma che i servizi di osservazione messi in atto dall’investigatore incaricato con regolare mandato sono legittimi per accertare comportamenti illeciti del lavoratore) la Corte afferma la piena utilizzabilità delle prove investigative; l’abuso del permesso 104 è un comportamento idoneo a ledere il vincolo fiduciario che unisce datore e dipendente, pertanto viene affermata la piena legittimità del licenziamento in tronco nel caso in oggetto.

Barcellona: Conferenza W.A.D Investigatori Privati Internazionali

Numerosa è stata la presenza delle Signore Investigatrici dei vari Paesi del mondo al congresso internazionale Mid-Term della W.A.D. (World Association Detective), che si è tenuto a Barcellona dal 26 al 29 Aprile. L’Italia è stata rappresentata dalla 1st Vice President W.A.D Laura Giuliani  (a destra nella foto), nota investigatrice privata milanese e prima Presidente Nazionale “in quota rosa” della Federpol (Federazione Italiana Istituti per le Investigazioni, Informazioni e la Sicurezza).

Il congresso internazionale della W.A.D. a Barcellona, ha visto la partecipazione di oltre 100 investigatori internazionali, tra i quali Alberto Paoletti del Nucleo Indagini Private Informark di Firenze, Life Member della W.A.D.

Durante i lavori del congresso sono state affrontate varie problematiche, tra le quali le norme del nuovo Regolamento Europeo della Privacy, che regolamenteranno l’attività degli investigatori privati europei.

L’Italia, sotto il profilo della tutela dei dati personali, è all’avanguardia in Europa. La Federpol ha fatto parte di numerose commissioni presso il Garante della Privacy per la redazione dei codici deontologici in materia di investigazione privata, civile e penale, e per il trattamento delle informazioni commerciali.

È stato infatti presentato uno schema di decreto legislativo finalizzato ad adeguare il quadro normativo nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE.

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto le associazioni e gli altri organismi rappresentanti le categorie interessate sottoporranno all’approvazione del Garante, a norma dell’articolo 40 del Regolamento, i codici di condotta elaborati, tra i quali i codici deontologici degli investigatori privati.

Il cittadino europeo, grazie alle norme in materia di Privacy del Regolamento Europeo che armonizzano le attività di indagine degli investigatori privati, avrà maggiori tutele e garanzie nel trattamento dei proprio dati personali.

Il prossimo appuntamento degli investigatori privati internazionali è a Las Vegas,USA – 93° Conferenza Annuale W.A.D dal 27 settembre al 1° ottobre 2018.

 

Donazioni o testamenti a favore del badante: atti invalidati se l’anziano viene raggirato!!

Molto spesso, per mancanza di tempo e pressanti impegni lavorativi, ci troviamo obbligati ad affidare i familiari più anziani a uno/a sconosciuto, spesso selezionato con troppa superficialità. Per evitare che i nostri cari siano vittime del cd. “reato di circonvenzione di persone incapaci” è opportuno affidarsi ad agenzie di investigazioni per valutare preventivamente il curriculum e la reale affidabilità dei badanti ai quali richiediamo di occuparsi dei nostri parenti.

Ma sulle cronache giudiziarie si leggono purtroppo numerosi casi come quello della Signora Maria nata nel 1924 e la sua “cara” e giovane badante Angela.

Tra Angela e Maria nasce un rapporto di confidenza e fiducia reciproca. Nonostante abbia superato gli ottant’anni, la signora Maria gode di una discreta salute e, soprattutto, è ancora nel pieno delle sue capacità cognitive. Maria, ufficialmente, non è sola: ha dei nipoti. Ma è Angela a occuparsi totalmente dei bisogni della sua assistita. Pian piano Maria trova, in quella ragazza del Sud, la figlia che non ha mai avuto: decide, dunque, di cointestarle il conto corrente, dal quale Angela effettua periodici prelievi, in parte per pagare i propri compensi e in parte per i fabbisogni dell’anziana. La loro vita, intrecciata da obblighi lavorativi e sentimenti di affetto, prosegue fino al 2010, quando Maria decide di far testamento e di nominare la badante erede universale del suo patrimonio. Al notaio, cui aveva affidato le sue volontà, – e sentito in Tribunale come teste – l’anziana donna dichiarerà di “essersi sentita molto sola nella vita e di voler fare testamento per riconoscenza verso chi l’ha accudita per anni”. Alla morte di Maria, intervenuta dopo un breve ricovero ospedaliero, quei parenti che per anni l’avevano abbandonata ai fantasmi della sua solitudine, appresa la notizia della loro esclusione dal patrimonio ereditario, denunciano Angela del reato di circonvenzione di incapace, costituendosi parte civile nel relativo processo.

La badante, in primo grado, è condannata alla pena di due anni di reclusione. Ma la Corte d’Appello di Torino, nel 2016, accertata la lucidità e la consapevolezza delle scelte di disposizione del proprio patrimonio da parte dell’anziana signora, assolve, per insussistenza del reato, Angela riconoscendole il diritto a ricevere l’eredità. Decisione, oggi, confermata dalla Corte di cassazione.

Investigazioni private: utili per valutare preventivamente il curriculum…

La sentenza mette in luce uno degli aspetti che maggiormente si verifica quando l’atto di disposizione dell’anziano – per testamento o per donazione – sia destinato a un soggetto diverso dal familiare ma sia a beneficio di colui che quotidianamente lo accudisce e si prende cura dei suoi bisogni: la presunzione che l’anziano sia stato vittima di un raggiro o di una coartazione.  Occorre, infatti, dimostrare, anche attraverso lo svolgimento di idonei accertamenti investigativi, che possono essere affidati dai prossimi congiunti ad investigatori privati, la sussistenza, in capo al disponente, di un certo grado di debolezza psichica tale da ridurre il ragionamento critico e di consentire il compimento di atti che, in condizioni normali, non sarebbero stati posti in essere.

Ma il prossimo congiunto, ove con comportamenti concludenti abbia manifestato un evidente disinteresse verso i bisogni quotidiani, materiali e morali, del familiare, avrà difficoltà a ottenere la revoca a suo favore delle disposizioni patrimoniali dell’anziano, a meno che non venga provata l’incapacità di intendere e di volere (la c.d. incapacità naturale) del disponente al tempo del compimento dell’atto dispositivo.

Sul versante penalistico, infatti, affinché possa configurarsi il reato di circonvenzione di persone incapaci, non è necessario che la vittima sia dichiarata interdetta o inabilitata ma è sufficiente che la stessa si trovi “in una minorata situazione” e sia quindi incapace, anche in ragione dell’avanzata età e non necessariamente per qualche patologia psichica, di “opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica”, oggettiva e riconoscibile da parte di tutti “in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti”. Si tratta di un’ipotesi molto circoscritta, denotativa di un rapporto squilibrato di tipo succube/incube tra il circonvenuto e l’autore della condotta illecita. Occorre, infatti, dimostrare, che il badante abbia indotto o induca l’anziano a compiere un atto che procuri a sé o altri un effetto giuridico dannoso; e che tale induzione avvenga mediante l’abuso dello stato di vulnerabilità della vittima, che si verifica quando l’autore della condotta criminosa, ben conscio della vulnerabilità del soggetto passivo, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine ossia quello di procurare a sé o ad altri un profitto[1].

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con riferimento a una vicenda giudiziaria per certi versi simile alla precedente, perché riguardante il rapporto tra badante e anziano sottoposto alle sue cure, ma totalmente diversa sotto il profilo affettivo ed emotivo.

È la storia di un’altra donna, badante di professione e di un’altra anziana, che a differenza della signora Maria vive una dimensione di solitudine più intensa, quella della mente. La badante, condannata per il reato di circonvenzione di incapace, è stata ritenuta colpevole di aver indotto l’anziana assistita a redigere testamento olografo in suo favore, pochi giorni prima del decesso, facendolo pubblicare con atto notarile.

Per il Giudice, nelle ipotesi in cui parte offesa del delitto di cui all’art. 643 c.p., sia una persona affetta da una grave forma di deficienza psichica (anche a causa dell’età avanzata) che la privi gravemente della capacità di discernimento e di autodeterminazione, l’induzione al compimento di atti a sé sfavorevoli può essere presunta quando provenga da un soggetto che non abbia nei confronti della vittima alcun particolare legame di natura parentale, affettivo o amicale (come può accadere per il badante), potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell’agente (come ad es. una semplice richiesta) alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell’agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli e a lui favorevoli.

[1] Cfr. Cassazione sent. 28907/2014

Quando ottenere l’affido esclusivo: fuori dai casi consentiti il genitore rischia la multa “per lite temeraria”

Per ottenere l’affidamento esclusivo, non è più sufficientedimostrare” l’idoneità genitoriale di chi invoca l’esclusività dell’affidamento, ma è necessario e prevalente provare l’inidoneità educativa dell’altro genitore, a tal punto da far risultare pregiudizievole, per l’interesse del minore, la formula dell’affidamento condiviso.

Per evitare che le ragioni della discordia tra coniugi possano portare a richieste processuali poco ponderate, può rivelarsi utile lo svolgimento di indagini investigative dedicate all’affidamento del minore allo scopo di individuare tutte quelle evidenze a sostegno della domanda giudiziale.

E’ essenziale però, che l’affidamento esclusivo si basi su un’inidoneità educativa comprovata con metodi leciti. La legge, a tal proposito vieta al Giudice l’utilizzo di tutte quelle prove formate al di fuori del giudizio con metodi illeciti, come quelle acquisite con mezzi illegali o illegittimi. Il pensiero va a tutti quei casi in cui, un genitore acquisisca illecitamente informazioni personali dell’ex partner, esponendosi così al rischio di responsabilità di tipo risarcitorio, se non anche di rilevanza penale, e vanificando la spendibilità processuale delle evidenze probatorie raccolte.

Le investigazioni private finalizzate alla tutela del minore

L’ordinamento considera la relazione investigativa, redatta dall’investigatore incaricato da una delle parti, una prova documentale lecita e idonea a dimostrare la violazione dei doveri genitoriali. Un’attività investigativa che può rivelarsi utile anche al fine della raccolta di informazioni per l’ottenimento di una ridefinizione dell’assegno di mantenimento destinato ai minori.

La separazione dei genitori si riverbera negativamente soprattutto sull’equilibrio e sulla stabilità della crescita dei figli minori.

La recente riforma del diritto di famiglia, introdotta dal d. lgs. n. 154/2013, muovendo nell’obiettivo di tutela della salute dei figli minori, stabilisce la priorità legale dell’affidamento condiviso, costituendo, invece, l’affidamento esclusivo un’ipotesi eccezionale.

Secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione perché possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere quell’affidamento, in concreto pregiudizievole per il minore. Non essendoci ad oggi un’elencazione normativa dei casi in cui un genitore può considerarsi inidoneo all’affido ci basiamo su ipotesi che la giurisprudenza ha individuato:

  • grave disinteresse e trascuratezza nell’educazione e nel sostentamento dei figli;
  • violenza o minaccia in danno del minore;
  • violenza o minaccia nei confronti del partner (sebbene la fisiologica conflittualità tra coniugi in via di separazione non è motivo da solo sufficiente a ottenere l’affido esclusivo salvo che non sia idonea porre in serio pericolo l’equilibrio e sviluppo psicofisico dei figli);
  • gravi carenze affettive di uno dei genitori.

Pertanto, quando da parte di un genitore vi è un comportamento che determina la non idoneità all’affido del figlio minore, ciascun genitore in qualsiasi momento può ricorrere al Giudice che, con decreto motivato, può disporre, ai sensi dell’art. 337-quater cod. civ., l’affido esclusivo del minore. Occorre però che la domanda di affido esclusivo sia sufficientemente motivata da ragioni in fatto e in diritto. Al contrario, molto spesso capita che l’astio che si è venuto a creare tra i due coniugi prende il sopravvento e si riverbera in richieste di affido esclusivo manifestamente infondate e si riveli il carattere palesemente pretestuoso e meramente dilatorio a danno della controparte, in tal caso il giudice può considerare la condotta processuale del genitore anche ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli. Una siffatta decisione è stata presa dal Tribunale dei Minori di Milano che, con sentenza del 14/03/2011, ha condannato “per lite temeraria” la madre di una minore le cui motivazioni alla richiesta di affido esclusivo si sono rivelate manifestamente infondate. Per il giudice la pretestuosità della domanda di affido ha denotato una condotta contraria ai doveri di lealtà e probità che ha prodotto un’intollerabile allungamento dei tempi di definizione del procedimento e una lesione ai diritti del minore comunque coinvolto nel processo.

A Chi l’ha Visto la tragica scomparsa della moglie di un noto investigatore privato

Nella puntata di Chi l’ha Visto andata in onda il 16 gennaio 2018 su RaiTre, si è parlato di un tragico evento avvenuto a Napoli due anni fa e che ancora, purtroppo, non ha una spiegazione. Siamo ad aprile 2015 quando Marco Gallo, noto investigatore privato e titolare della Asi Global Consultants, accompagna sua moglie Anna Maria al Policlinico Federico II di Napoli per un intervento alla tiroide. Si trattava di un’operazione di routine, ma qualcosa è andato storto e la donna è morta a poche ore dall’intervento. Ancora oggi, la sua famiglia sta aspettando di sapere che cosa è successo.

Muore per intervento alla tiroide

Anna Maria Donadio aveva 54 anni quando si è recata al Policlinico Federico II di Napoli per sottoporsi all’asportazione della tiroide; si trattava di un intervento semplice e la donna sarebbe dovuta tornare a casa il giorno stesso. Quando Anna Maria entra in sala operatoria, ha effettuato tutti i controlli di routine ed è risultato tutto a posto tanto che, una volta terminata l’operazione, i familiari sono stati tranquillizzati sul buon esito dell’intervento. Fin da subito, però, Anna Maria dice al marito che non si sente bene, lamenta grandi difficoltà respiratorie: Marco Gallo, come afferma nell’intervista rilasciata a Chi l’ha Visto, chiama immediatamente il medico che però si presenta dopo circa venti minuti, quando la donna è già cianotica. Anna Maria viene quindi portata in rianimazione, ma purtroppo non sopravvivrà.

Il marito chiede giustizia

Sul certificato di morte si legge che Anna Maria è deceduta per infarto, ma il marito pretende una spiegazione e così denuncia il fatto. Gli esami pre-operatori sono andati bene, compreso l’elettrocardiogramma, com’è possibile dunque che la donna sia morta per un infarto? La Procura di Napoli indaga, vengono effettuate ben due autopsie ma alla fine il caso viene archiviato: gli inquirenti affermano che nessuno può essere considerato responsabile e che la morte di Anna Maria è stata un tragica fatalità. Marco però non si rassegna a questa spiegazione e ancora oggi chiede giustizia.

L’intervista completa rilasciata da Marco Gallo a Chi l’ha Visto > https://www.youtube.com/watch?v=ibnGsAZ8CkI&feature=youtu.be

Master in Scienze Forensi alla Sapienza

Le iscrizioni alla XVI Edizione del Master di II Livello in Scienze Forensi presso La Sapienza – Università di Roma si chiuderanno tra pochi giorni: il 19 gennaio 2018 è l’ultimo giorno utile per presentare le domande di ammissione, che dovranno essere inviate secondo le indicazioni contenute nel bando ufficiale.

Il Master ha ad oggetto lo studio e l’approfondimento della Criminologia e delle Scienze Forensi; la frequenza del Corso consente la formazione ed il perfezionamento propri della figura professionale del Criminologo – Esperto in Scienze Forensi, quale professionista capace di fornire competenze interdisciplinari e multidisciplinari tali da consentire una visione complessiva ed integrata dei fenomeni criminosi. I principali settori di intervento professionalizzante riguardano le consulenze e le perizie in ambito giudiziario, le indagini difensive, la security urbana ed aziendale, l’intelligence. Durante il Corso vengono svolte esercitazioni pratiche relative allo studio e alla redazione di perizie e consulenze tecniche, nonché esercitazioni pratiche sulle Indagini Difensive, con trattazione di casi giudiziari complessi, finalizzate alla redazione di memorie, pareri e consulenze tecniche. Tali attività hanno la finalità di consentire ai frequentanti di addivenire ad una compiuta, consapevole e corretta applicazione della Metodologia, della Tecnica e della Deontologia, attraverso la trasmissione del “sapere”, “saper fare” e “saper essere” da parte di professionisti impegnati sul campo e coinvolti nell’analisi e nello studio dei più rilevanti casi di interesse.

Nel modulo relativo alle Investigazioni Private il Master si avvale della collaborazione di Alberto Paoletti, Direttore dell’Istituto Nucleo Indagini Private Informark; Membro della Commissione FEDERPOL per la compilazione del Codice Deontologico per le Investigazioni private in ambito civile e penale e le Informazioni Commerciali in collaborazione con l’Ufficio del Garante della Privacy; “Life Member” dell’associazione internazionale W.A.D. (World Association of Detectives).
Nel corso della passata edizione, Alberto Paoletti ha trattato i principali argomenti inerenti l’Investigazione privata e il detectivage, fornendo ai Frequentanti un quadro esaustivo delle attività dell’investigatore privato, mediante  l’esposizione di casi pratici sia in ambito civile che penale.
Il testo: Le investigazioni private: guida operativa, di Alberto Paoletti e Gianpaolo Luzzi, edito da FAG, 2016 è stato adottato dal Master quale testo di riferimento per il settore delle Investigazioni Private e del Detectivage.

Il Master in Scienze Forensi è utile a diverse figure professionali.

Per il personale sanitario (Medici, Psicologi, Farmacisti ecc.) dipendente o libero professionista, operante nel settore della Sanità, sia privata che pubblica, la frequenza del Master esonera dall’obbligo dei crediti E.C.M. (Educazione Continua in Medicina) per l’anno di frequenza.
Per gli Psicologi e gli Psicologi-Psicoterapeuti interessati all’iscrizione in qualità di Psicologo Giuridico all’Albo dei Consulenti Tecnici del Giudice presso i Tribunali, la frequenza del Master comporta il soddisfacimento del criterio minimo di formazione specifica relativo al percorso formativo (teorico-pratico) post laurea, della durata non inferiore a 50 ore nell’ambito della Psicologia Giuridica e Forense, come previsto dalla Delibera dell’Ordine Psicologi del Lazio n. 251-11 del 13-06-2011.
Per gli Avvocati ed i Praticanti Avvocati la frequenza del Master comporta il riconoscimento di 20 Crediti Formativi Professionali (CFP) come da delibera del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma del 23 novembre 2017.

Nel corso dell’Anno Accademico, in collaborazione con il COA di Roma, l’ANF – Sede di Roma, l’UCPI, la Camera Penale di Roma ed il Centro Studi Alberto Pisani della Camera Penale di Roma, verranno organizzati con il sostegno e di intesa con il Master Convegni e Seminari relativi ai Crediti Formativi.

Studiare Criminologia e Scienze Forensi  alla SAPIENZA
Master di II Livello in SCIENZE FORENSI
“Criminologia – Investigazione – Security – Intelligence”
Direttore: Prof. Natale Mario Di Luca
Coordinatore Didattico Scientifico: Avv. Prof. Natale Fusaro
A.A. 2017-2018 (XVI Edizione)

Il Bando di Concorso per l’A.A. 2017-2018 è scaricabile dal sito web: web.uniroma1/masterscienzeforensi
Per informazioni contattare la Segreteria Didattico Scientifica all’indirizzo: scienzeforensi@uniroma1.it

Il Master è svolto in collaborazione con

LABORATORIO DI GIUSTIZIA PENALE
Facoltà di Giurisprudenza
Dipartimento di Studi Giuridici, Filosofici ed Economici
Sezione “Istituto di Diritto Penale, Procedura Penale e Criminologia”
Società Italiana di Criminologia
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma
Unione Camere Penali Italiane (UCPI)
Camera Penale di Roma
Associazione Nazionale Forense (ANF) – Sede di Roma
OSDIFE (Osservatorio sulla Sicurezza e Difesa e CBRNe)
ORFT (Osservatorio sul Riciclaggio e Finanziamento del Terrorismo)
Istituto di Ricerca EU.R.E.S. – Ricerche Economiche e Sociali
IISFA (International Information System Forensics Association)
Fondazione “Guglielmo Gulotta”
Laboratorio GENOMA
Laboratorio SIMEF
Istituto Nucleo Indagini Private Informark

Pericoli del web: come salvare una figlia dall’anoressia?

Quando un genitore nota alcuni comportamenti preoccupanti del proprio figlio, quali strumenti ha a sua disposizione per intervenire? Una mamma di Ivrea si è improvvisata detective privato ed è riuscita a salvare la propria figlia dal tunnel dell’anoressia. Un detective privato professionista, invece, quali mezzi può utilizzare per indagare una situazione potenzialmente pericolosa per il minore?

Mamma detective sul web fa chiudere un blog

La notizia è di pochi giorni fa e riguarda una quindicenne di Ivrea che era finita nel tunnel dell’anoressia; la madre, preoccupata da alcuni comportamenti della ragazzina, ha cominciato ad indagare e ha scoperto che sua figlia era finita nella rete di una blogger che la incitava a non mangiare. Il blog era gestito da una diciannovenne di Macerata, che dispensava consigli come questo “Mangia solo una mela, bevi molta acqua, fai tre docce gelate al giorno” e che adesso è accusata di istigazione al suicidio.

Dopo aver parlato con le amiche della figlia, la madre ha deciso di mettersi alla ricerca del blog che diffondeva consigli pro anoressia e ha subito chiamato il numero di telefono riportato sul sito. La quindicenne riceveva quotidianamente, proprio da quel numero di cellulare, numerosi messaggi su come dimagrire. Subito dopo aver trovato il blog, la donna ha denunciato il fatto alla polizia postale: oggi il sito è stato chiuso e la ragazza che lo gestiva è accusata di istigazione al suicidio per i consigli sull’alimentazione che diffondeva tramite il suo blog.

Questo è solo uno dei tanti casi in cui il web può essere sfruttato per far emergere situazioni complesse e potenzialmente pericolose.

I detective sul web: quali tecniche e strumenti possono usare?

Questa storia è una delle tantissime vicende di cronaca che riguardano adolescenti che finiscono per essere circuiti da truffe sul web, cyber stalking, adescamento telematico e altre situazioni ad alto rischio per il minore. Il ruolo del detective privato, oggi, non può quindi prescindere dall’utilizzo di strumenti altamente tecnologici che consentono di studiare il comportamento del minore non solo nella vita quotidiana ma anche e soprattutto sul web: acquisire e cristallizzare le pagine web visitate, le chat e perfino la messaggistica sul cellulare, sono solo alcune tecniche che il detective privato ha a sua disposizione per indagare una situazione che desta preoccupazione nei genitori.

Proprio come ha fatto la mamma della ragazzina di Ivrea, improvvisandosi detective sul web, anche per un detective privato è fondamentale osservare le abitudini quotidiane del minore, in particolare quelle che riguardano la sua attività su Internet. I software e gli strumenti a disposizione del detective privato ovviamente sono molto sofisticati e permettono di acquisire informazioni delicate, che difficilmente un genitore da solo riuscirebbe a reperire. È inevitabile, quindi, che oggi un detective privato sappia muoversi con abilità anche sul web, perché moltissime situazioni pericolose che coinvolgono minori, hanno origine proprio online.

Pirati della strada: senza la prova non c’è risarcimento – quando serve un investigatore privato?

Senza la Prova non c’è risarcimento

Spesso accade che l’autore di un sinistro stradale si “dia alla macchia” nell’immediatezza del fatto, incurante del dovere di prestare il primo soccorso alla vittima. Al di là della rilevanza penale della condotta di chi fugge omettendo il dovuto soccorso, l’ignota identità del responsabile, sebbene non escluda il diritto al risarcimento del danno, rende assai gravoso per il danneggiato il compito di fornire la prova dell’altrui responsabilità.

In ipotesi come queste, la vittima del sinistro stradale può chiedere l’intervento del Fondo di Garanzia per le vittime della strada, previsto dalla L. n. 990/1969, al fine di ottenere il risarcimento dei danni cagionati dalla circolazione dei veicoli per i quali vi è l’obbligo di assicurazione, nel caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato (o non coperto da assicurazione). Ma dovrà ugualmente fornire la prova del fatto causativo del danno.

Perché affidarsi all’attività di un investigatore privato

La Cassazione, in una recente sentenza – n. 1325 del 26 gennaio 2016 – ha sottolineato l’onere del danneggiato di provare le modalità del sinistro e l’attribuibilità dello stesso alla condotta dolosa o colposa (esclusiva o concorrente) del conducente di altro veicolo. In secondo luogo, egli dovrà dimostrare che tale veicolo sia rimasto sconosciuto. Infine, viene richiesta anche la verifica delle condizioni psicofisiche del danneggiato e la prova della compatibilità tra le lesioni e la dinamica dell’incidente.

Pertanto, non è sufficiente che il danneggiato abbia presentato una denuncia o una querela (contro ignoti) all’autorità giudiziaria per essere certi che la domanda risarcitoria troverà accoglimento.

E’ dunque, in questo complesso e articolato contesto di ricerca della prova, che entra in campo la professionalità dell’investigatore privato. In particolare, egli saprà svolgere quelle attività accertatorie volte all’acquisizione, ad esempio, di tracce ambientali o alla ricerca di persone testimoni del sinistro al fine della raccolta di dichiarazioni orali capaci di provare la domanda risarcitoria.