Avvocati e detective, quale collaborazione?

Per cercare di rispondere a questo interrogativo la Camera Penale di Firenze, la Scuola per la Formazione degli Avvocati Penalisti, la Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze – Scuola Forense e la Federpol (Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni le Informazioni e la Sicurezza) hanno promosso il convegno:

L’INDAGINE DIFENSIVA A TRENT’ANNI DALL’ENTRATA IN
VIGORE DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA PENALE

Il Convegno si terrà a Firenze Mercoledì 30 Ottobre alle ore 14.30 nello stesso Auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze in Via Folco Portinari 5- dove, nel 1988, la Federpol Toscana organizzò il primo corso, istituito dalla Regione Toscana, di tecniche investigative in ambito penale, in previsione del riconoscimento dell’investigatore privato all’interno del Nuovo Processo Penale. Riconoscimento che avvenne da parte del Ministro di Grazia e Giustizia Giuliano Vassalli grazie anche alla assistenza del Dipartimento di Procedura Penale dell’Università di Firenze.

PROGRAMMA

Presiede e modera

Avv. Laura Antonelli

Responsabile Osservatorio Investigazioni Difensive UCPI

Ore 14:00 – 14:30              REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

Ore 14:30                           APERTURA DEI LAVORI E SALUTI

Martina Urban – Camera Penale di Firenze

Antonio Berneschi – Presidente Regionale FEDERPOL

PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO

Luciano Tommasi Ponzi – Presidente Nazionale FEDERPOL

EVOLUZIONE DEL RUOLO DELLINVESTIGATORE PRIVATO – PROIEZIONE FILMATI DEPOCA

Alberto Paoletti – Commissione Legislativa FEDERPOL

PROVA SCIENTIFICA E INVESTIGAZIONI DIFENSIVE: DAL VECCHIO AL NUOVO METODO DI CONOSCENZA NEL PROCESSO PENALE

Paolo Tonini – Professore emerito dell’Università degli Studi di Firenze

LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA NELLE INDAGINI DIFENSIVE DOPO IL GDPR 2018

Gian Marco Baccari – Professore associato dell’Università degli Studi di Siena

LA POSIZIONE DELL‘AVVOCATURA RISPETTO ALLUSO DELLE INDAGINI DIFENSIVE

Eriberto Rosso – Avvocato del Foro di Firenze; Segretario dell’Unione delle Camere Penali Italiane

PROFILI DI RESPONSABILITÀ PENALE E DEONTOLOGICA DEL DIFENSORE

Lorenzo Zilletti – Avvocato del Foro di Firenze; Responsabile Centro Studi giuridici e sociali “Aldo Marongiu” dell’UCPI

RELAZIONE CONCLUSIVA DI SINTESI

Giorgio Spangher – Professore emerito dell’Università LA SAPIENZA di Roma

Ore 18:30                           DIBATTITO E CHIUSURA DEI LAVORI

Ore 19:00                           APERITIVO OFFERTO DA FEDERPOL

                                             

L’assegno di mantenimento può essere modificato con l’aiuto degli investigatori privati?

Una delle situazioni maggiormente conflittuali, in caso di separazione coniugale, è quella del calcolo dell’assegno di mantenimento. Per quanto riguarda la separazione coniugale, sono svariati gli ambiti di intervento per un investigatore privato. Si tratta di problematiche che, in molti casi, abbiamo già affrontato sul nostro blog: le cause e le conseguenze di una separazione con addebito, anche per tradimenti virtuali. Non solo, ma anche le indagini investigative per l’affidamento dei figli. Oppure come l’investigatore privato può intervenire nell’ assegnazione della casa coniugale. Il calcolo dell’assegno di mantenimento non fa eccezione: anche in questi contrasti finanziari tra coniugi, il contributo di un investigatore privato può risultare decisivo. Vediamo come.

Di cosa si tratta

Innanzitutto, occorre definire propriamente cosa sia un “assegno di mantenimento”. Si tratta di una somma in denaro versata al coniuge economicamente più debole e, eventualmente, ai figli.

Il calcolo dell’assegno di mantenimento è un’operazione piuttosto complessa. Viene effettuato dal giudice all’atto della separazione o del divorzio. In tal caso viene definito “assegno divorzile”.

A cosa serve

L’assegno di mantenimento serve a riequilibrare sproporzioni di reddito tra le parti nel momento in cui l’unione matrimoniale si interrompe.
Essendo, come abbiamo già specificato, un’operazione estremamente complessa, nessun software – peraltro facilmente reperibile in rete – può essere considerato affidabile. Il giudice, infatti, tiene conto di numerosi fattori che nessun programma può delineare con certezza.

Come viene calcolato

Il giudice verifica prima di tutto se ad un coniuge può spettare l’assegno: questo accade se c’è una significativa disparità di reddito. Ulteriore criterio è che il coniuge che chiede l’assegno non abbia ricevuto l’addebito della separazione.

Per accertare la situazione reddituale di un coniuge, può essere fondamentale ricorrere ad un investigatore privato. In tal modo è possibile scoprire l’eventuale esistenza di redditi occulti. Questi possono essere determinanti, per accertare o meno una disparità di reddito per entrambi i partner

Infine, si tiene conto dell’età del richiedente e di una eventuale sua nuova convivenza. Fattore, quest’ultimo, che precluderebbe l’assegno.  Per acquisire le prove della convivenza   è necessario l’intervento di un investigatore privato.

In concreto

Quando il giudice passa a quantificare l’assegno, i parametri a sua disposizione diventano numerosi. Spesso, sono valutati a discrezione del singolo magistrato: fra i tanti possiamo citare la situazione economica, i redditi, proprietà e altri benefici, durata del matrimonio.

 

Un cambio radicale è stato stabilito nel 2017 dalla Corte di Cassazione. È stato infatti ribaltato il tradizionale criterio del tenore di vita. L’assegno tendeva, in tal caso, a garantire al coniuge lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. Nuovo criterio è stato individuato nell’autosufficienza economica.

L’anno successivo è stato, invece, introdotto un criterio composito, in modo da tener conto dell’effettivo contributo dell’ex coniuge alla vita familiare e delle sue possibilità lavorative.

Cosa può fare un investigatore privato?

Il Nucleo Indagini Private Informark può effettuare, per il calcolo o la revisione dell’assegno di mantenimento, numerose indagini:

 

  • Accertare attività lavorative “in nero”, tenore di vita e condizioni economiche dell’ex coniuge
  • Documentare la convivenza more uxorio dell’ex coniuge
  • Reperire informazioni sul convivente
  • Accertare un’eventuale attività lavorativa dei figli maggiorenni
  • Accertare disparità di reddito

 

Hai bisogno di aiuto per il calcolo dell’assegno di mantenimento? Contattaci per un preventivo gratuito e senza impegno.

 

Assegno di mantenimento: per approfondire clicca qui.

Separazione coniugi: a chi viene assegnata la casa coniugale?

Le separazioni dei coniugi sono oggi sempre più conflittuali: gli aspetti patrimoniali quali il mantenimento dei figli, l’assegno mensile a favore del coniuge più debole, l’assegnazione della casa coniugale costituiscono sono spesso le cause di una alta conflittualità. Abbiamo già affrontato “temi caldi” quali l’affidamento dei figli e le cause della separazione con addebito. In questo articolo trattiamo il delicato problema dell’assegnazione della casa coniugale.

Quindi l’interrogativo fondamentale nella separazione è: a chi va, dei due coniugi, la casa?

Unico criterio di attribuzione è l’interesse dei figli. Inoltre, è bene specificare che non si tratta di un provvedimento mirato a tutelare il coniuge “economicamente debole”. Quest’ultimo infatti, non avrà diritto alla casa se non ci sono figli da tutelare.

 

Chi ha la proprietà dell’immobile?

Se il proprietario è uno solo dei coniugi, può liberamente disporne. Benché un provvedimento del giudice possa assegnarla all’altro coniuge a tutela dei figli.

Se la casa è di entrambi si cerca una soluzione condivisa dalle parti prima di arrivare a un provvedimento del tribunale. Talvolta, se l’immobile è grande, si cerca di dividerlo tra i coniugi. Oppure, uno dei due versa all’altro una somma corrispondente alla sua quota sulla casa. Il ricorso ad un provvedimento del giudice è l’estrema ratio. In tal modo, la casa viene assegnata al genitore che, dopo la separazione, ottiene la custodia dei figli. Come spesso accade, alla madre.

Quando NON viene assegnata la casa.

Essendo l’unico criterio l’interesse della prole, non si avrà l’assegnazione se:

  • i figli sono maggiorenni e capaci di provvedere economicamente a sé stessi
  • i figli non sono affetti da disabilità o non sono portatori di handicap. In caso contrario, ovvero se sono presenti queste difficoltà, non viene considerata l’età: i figli sono sempre tutelati.
Criteri di assegnazione

Ricapitoliamo. La casa verrà assegnata se ci sono figli minorenni a cui provvedere, o persino se i figli sono maggiorenni, ma a due condizioni:

  • vivono stabilmente nell’immobile con l’assegnatario
  • e non sono capaci di provvedere autonomamente a sé stessi

 

Quando i figli saranno diventati maggiorenni, sarà possibile chiedere al giudice la revoca del provvedimento di assegnazione, dimostrando che i figli:

  • hanno una propria abitazione, in condizione di autosufficienza
  • percepiscono un reddito che consenta loro di pagare un affitto e dunque mantenersi.

 

In quali casi possono essere utili le investigazioni private? Il nucleo indagini private Informark può fornire prove per accertare:

–  l’esistenza di eventuali redditi o attività lavorative non dichiarate

– la convivenza del coniuge assegnatario more uxorio ad altro indirizzo.

– la presenza costante del convivente nell’abitazione

– l’esistenza di altri immobili o proprietà

 

Contatta il Nucleo Indagini Private Informark per un preventivo gratuito.

 

Malattia simulata: posso assumere un investigatore privato?

Un ambito di indagine con cui gli investigatori si confrontano sempre più spesso è quello delle indagini sull’attività svolta dai dipendenti in stato di malattia. Infatti, la malattia simulata in modo fraudolento comporta evidente danno per il datore di lavoro, ma anche per le finanze pubbliche. Vediamo in proposito una interessante sentenza della Cassazione che conferma il licenziamento del dipendente infedele.

Il caso

Nella sentenza 3630/2017, la Cassazione ha stabilito un indirizzo molto chiaro. È stata infatti posta la parola fine su una vicenda molto controversa: un lavoratore, in stato di malattia per un infortunio alla caviglia, era stato scoperto (grazie all’investigatore privato assunto dal datore di lavoro) mentre lavorava nella rosticceria della moglie. Nonostante fosse guarito dall’infortunio, il lavoratore non era rientrato anticipatamente al lavoro, ma aveva prestato assistenza lavorativa nel locale della moglie. Per tale motivo, era stato licenziato dal datore di lavoro per giusta causa.

L’ultima parola è spettata alla Corte di Cassazione. Essa ha, infatti, ribadito da una parte la legittimità dei controlli investigativi. A patto che non abbiano, come oggetto, l’attività lavorativa in sé del dipendente. Dall’altra, ha dichiarato il comportamento del lavoratore lesivo del dovere di diligenza, del codice etico e del CCNL di riferimento. A tal proposito, quest’ultimo vieta qualsiasi attività lavorativa in malattia, anche se non retribuita.

Legittimo il licenziamento per giusta causa

Da un punto di vista giuridico, la Cassazione ha confermato l’esito della sentenza di appello, dichiara legittimo il licenziamento per giusta causa. Al dipendente veniva, più precisamente, contestato di non aver ripreso, successivamente alla guarigione, la prestazione lavorativa.

In conclusione, l’attività investigativa si è rivelata decisiva. Assumere un investigatore privato, in caso di dubbi sulla fedeltà del proprio dipendente, è caldamente consigliato. Infatti, questa figura professionale è in grado di provare eventuali attività illecite dei dipendenti. Il tutto nel rispetto della privacy e delle norme deontologiche.

Il Nucleo Indagini Private Informark è specializzato in indagini su dipendenti infedeli. Contattaci per un preventivo gratuito.

 

Pubblica Amministrazione e investigazioni

La Pubblica Amministrazione può assumere investigatori privati, al pari di una qualsiasi altra azienda? La Corte dei conti, con sentenza 36954/2016, ha risposto affermativamente.

La vicenda

Un dirigente pubblico si era rivolto ad una agenzia investigativa per svolgere accertamenti riguardo un dipendente. Il risultato degli accertamenti investigativi è stato chiaro: il dipendente aveva svolto attività lavorativa a favore di terzi, mentre usufruiva di un congedo parentale.

Le conseguenze

Il dipendente fu, chiaramente, licenziato. Ma il dirigente fu processato per danno erariale. Il motivo? Non aver valutato opzioni meno gravose, da un punto di vista economico, per le casse della società. Società che è quasi interamente finanziata dal Comune. Il dirigente era accusato di aver assunto un detective privato, invece di rivolgersi alle forze di polizia.

L’epilogo

In seconda istanza, la Corte dei conti ha assolto il dirigente dall’accusa di danno erariale. In tal modo, è stata riconosciuta la legittimità dei controlli investigativi anche nel settore pubblico. Di conseguenza, l’impiego di investigatori privati consente alle forze dell’ordine di concentrarsi su crimini più gravi. In particolare, prima di questa importante sentenza, non solo i dirigenti non potevano tutelarsi efficacemente, ma rischiavano anche di dover risarcire l’erario. Inoltre, nel caso in esame, l’attività di investigazione privata ha contribuito in modo decisivo al licenziamento del dipendente, condannato a risarcire l’intero danno all’azienda.

Rivolgiti alla professionalità di Informark

Il Nucleo Indagini Private Informark è specializzato in indagini al fine di tutelare la sicurezza in azienda. In questo ambito mette a disposizione del cliente personale qualificato e moderne tecnologie investigative. Segnatamente, le indagini coprono molteplici ambiti. Fra i tanti, il contrasto all’assenteismo e all’uso illegittimo di permessi (a questo proposito leggi Legge 104: rischio licenziamento?).

 

Contattaci per un preventivo gratuito e senza impegno.

 

 

Separazione con addebito, le conseguenze

In materia di separazione con addebito, abbiamo già analizzato in quali casi uno dei coniugi può, giustificatamente, imputare all’altro la causa della crisi matrimoniale. In altre parole, quando la separazione non è consensuale, alcuni comportamenti possono essere perseguibili come violazione dei doveri coniugali. Fra le cause più frequenti troviamo la conclamata infedeltà (da accertare preferibilmente assumendo un investigatore privato autorizzato). Leggi, in proposito, l’articolo completo: Separazione con addebito, le cause.

In questo articolo, invece, andremo ad elencare le conseguenze più frequenti che l’addebito della separazione comporta. Innanzitutto, è bene tenere presente che questo non produce risvolti penali ma solo civili e, in particolar modo, patrimoniali. La parte che subisce l’addebito, infatti, è tenuta a pagare le spese processuali.

La conseguenza più importante

In secondo luogo, la conseguenza più nota e importante, potrebbe essere la perdita del diritto a ricevere l’assegno di mantenimento, ma anche le modalità di affidamento dei figli e l’assegnazione della casa coniugale possono esserne profondamente condizionate.

Inoltre, questi può incorrere nella perdita dei diritti successori. Ovvero, perdere il diritto ad ereditare i beni in caso di morte dell’altro coniuge. Per inciso, tali diritti verrebbero comunque persi in caso di divorzio. Torniamo alle conseguenze della separazione con addebito. Parte della giurisprudenza ritiene infine che, se il tradimento ha danneggiato significativamente l’onore del partner, egli può chiedere il risarcimento del danno. Ad esempio, nel caso di tradimento, palesemente e pubblicamente ostentato, con una persona amica oppure nota alla cerchia sociale dei coniugi.  A tal proposito, il tradimento non viene più considerato – per entrambi i coniugi –  reato dal 1968. Al contrario, un tradimento realizzato ripetutamente al solo fine di umiliare il partner (insieme a maltrattamenti e offese, ma anche minacce o vessazioni) può integrare il reato di maltrattamenti familiari.

Con riferimento al tradimento approfondisci quali sono gli indizi di tradimento.

Rivolgiti a noi

In conclusione, occorre ricordare cosa è bene fare in caso si sospettino violazioni dei doveri coniugali da parte del coniuge: rivolgersi a un investigatore privato. Il Nucleo Indagini Private Informark è in grado di produrre prove nel rispetto della privacy per supportare la richiesta di addebito della separazione.

Contattaci per un preventivo gratuito.

Separazione con addebito: le cause

In materia di separazione ci sono moltissime variabili in gioco. Innanzitutto, occorre specificare che un giudice può pronunciarsi relativamente a una separazione nel momento in cui sussistano oggettive condizioni per le quali il rapporto risulta intollerabile. Può, però accadere che uno dei due coniugi richieda l’addebito della separazione, ritenendo, in particolare, che una violazione dei diritti coniugali abbia scatenato la crisi. In altre parole, se uno dei due coniugi ha violato i doveri coniugali, l’altro può chiedere l’addebito della separazione.

Ma quali sono le cause che possono portare all’addebito della separazione?

A titolo di esempio, la causa di addebito più frequente è la violazione del dovere di fedeltà. Non solo, ne esistono anche altre.

Violazione dell’obbligo di assistenza morale e materiale

Per quanto riguarda il vincolo matrimoniale, esso comporta il dovere di assistere moralmente e materialmente il coniuge. In ogni momento di vita.

Per illustrare il caso bastano pochi esempi concreti: rifiutarsi di fornire supporto emotivo oppure mostrare totale disinteresse per i problemi del partner può portare – nel caso in cui questo conduca a una convivenza intollerabile – all’addebito della separazione.

Mancata contribuzione ai bisogni della famiglia

Allo stesso modo, il coniuge ha l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia. In tal caso, non provvedendo economicamente, rifiutando occupazioni, sperperando il patrimonio, il coniuge incorrerà nell’addebito. A condizione che questo comportamento sia causa scatenante della crisi matrimoniale.

Abbandono ingiustificato della casa familiare

Ma, ancora più importante è il dovere di coabitazione. Se il coniuge abbandona senza motivo – oppure senza consenso la casa coniugale – questo comportamento può essere motivo di addebito. In particolare, perché rende materialmente impossibile la convivenza. Sebbene, affinché venga disposto l’addebito, la “fuga” debba essere causa della crisi e non una sua conseguenza.

Mancata (o scarsa) intesa sessuale oppure totale rifiuto di rapporti

Il prossimo motivo riguarda la sfera più intima dei rapporti tra i coniugi. In particolare, è dovere dei coniugi quello di creare (e mantenere) una equilibrata intesa sessuale. In caso contrario, o nel caso in cui uno dei partner rifiuti di intrattenere rapporti, possono esserci gli estremi per un addebito di separazione. A causa del fatto che questo comportamento ha ricadute sull’equilibrio psicofisico e sulla dignità dell’altro coniuge.

Maltrattamenti familiari, abuso di droga ed alcool

Cambiando tema, nessuna tolleranza viene riservata in giudizio verso comportamenti di violenza di un coniuge ai danni dell’altro.

Per esempio: vessazioni, ingiurie, minacce. Addirittura, episodi di violenza fisica; i quali, per inciso, rientrano nella sfera penale. In sintesi, tali comportamenti non solo non sono giustificati nemmeno se provocati. Ma sono gravi a tal punto che anche un solo episodio è sufficiente affinché scatti l’addebito.

Si tratta di comportamenti tanto gravi che anche un singolo episodio, se provato, è sufficiente a far scattare l’addebito.

In alcuni casi si è arrivati all’addebito anche per il protratto e persistente abuso di alcool da parte del coniuge, che non provvedeva ai bisogni della famiglia: il comportamento aveva determinato l’intollerabilità della convivenza.

Relazioni virtuali e frequentazioni di siti d’incontri

Riguardo questa motivazione, ne abbiamo già parlato nello specifico: intrattenere o ricercare relazioni virtuali può essere sufficiente a provocare la separazione con addebito.

In ogni caso, qualora si sospettino situazioni di questo genere, è sempre meglio evitare un pericoloso “fai da te”. È bene invece rivolgersi  ad un investigatore privato: la raccolta delle prove, in tal caso, avviene nel pieno rispetto delle norme deontologiche e sulla Privacy.

A tal proposito, la Cassazione ha ritenuto illecite, in numerosi casi, prove acquisite in violazione della Privacy, come, ad esempio, nella recente sentenza sull’installazione di microspie in auto.

Legge 104: rischio licenziamento?

La legge 104 del 1992 permette ai lavoratori di assistere i propri familiari disabili o in età avanzata. Nello specifico, vengono garantiti ai dipendenti 3 giorni (frazionabili) di permesso al mese. La retribuzione dei permessi è pari al 100% dello stipendio.

Chi può richiedere i permessi?

La legge 104 si applica a lavoratori con figli o partner con disabilità grave. Inoltre, si amplia a familiari fino al secondo grado di parentela. Possono anche richiedere i permessi direttamente portatori di handicap o chi necessiti di assistenza quotidiana. Per fare domanda occorre rivolgersi all’INPS.

Le categorie di lavoratori

Non tutte le tipologie di lavoratori possono usufruire della legge 104. Possono fare richiesta i lavoratori dipendenti, sia part time che a tempo pieno, sia pubblici che privati.

Gli esclusi

Sono esclusi dalla legge 104 i lavoratori autonomi e a domicilio, i braccianti agricoli a giornata e chi si occupa di assistenza familiare.

I rischi

Può succedere che il dipendente richieda i permessi della legge 104 senza una reale necesità. Col pretesto di assistere i propri familiari, i 3 giorni previsti dalla legge possono essere utilizzati per andare in vacanza o svagarsi. Questi comportamenti danneggiano sia l’azienda che gli altri lavoratori onesti. È però possibile difendersi, vediamo come.

La sentenza della Cassazione

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione ha indicato una linea dura nei confronti dei “furbetti” della legge 104. Già in precedenza la sanzione per chi utilizzava i permessi come giorni di ferie era univoca: licenziamento in tronco. La sentenza n. 18411 del 9/07/2019 ha sancito che anche riposarsi a casa nei giorni di permesso è considerato giusta causa per il licenziamento.

Il caso

Un lavoratore aveva utlizzato 2 dei 4 giorni di permesso, non per assistere un’anziana parente, bensì per riposarsi a casa. Secondo il parere della cassazione, questo comportamento ha minato la fiducia fra dipendente e datore di lavoro. Inoltre, è evidente l’immoralità di questa condotta.

Il ruolo dell’investigatore privato

In che modo è stata scoperta l’illegalità nell’utilizzo dei permessi? Tramite la relazione di un’agenzia investigativa, la quale ha documentato come il dipendente, durante alcuni giorni di permesso, non fosse neppure uscito di casa.

In casi come questi, assumere un investigatore privato permette di smascherare eventuali dipendenti scorretti.

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Tradimento online, quali sono le conseguenze legali?

Flirting online: l’ultima frontiera in fatto di infedeltà coniugale. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sul tradimento in rete e sulle sue conseguenze in sede legale.

Quanto è sottile il confine tra vita reale e mondo virtuale? Il mondo virtuale, più di quanto si pensi di solito, è specchio della realtà. Anzi, azioni compiute su internet, anche all’apparenza inoffensive, possono avere pesanti ricadute sulla vita “vera”.

Frequentare nuove compagnie in rete diventa ogni giorno più facile, in particolare grazie alla capillare diffusione dei social. Inoltre, esistono siti d’incontri specializzati per chi è alla ricerca di un nuovo partner, di un appuntamento galante o di una relazione virtuale.

Gleeden.com, una community di oltre cinque milioni di utenti alla ricerca di avventure extraconiugali, ha condotto un sondaggio. È emerso che, per la maggioranza degli intervistati (di entrambi i sessi) “finché la relazione non esiste sul piano reale non è una vera relazione”. Differente fra donne e uomini è invece l’approccio: se secondo le prime non è necessario spingersi oltre lo schermo di un telefono, i secondi si dichiarano più liberi nel passare dalle parole ai fatti.

Alla luce di questo, possiamo affermare che cercare nuovi partner online è del tutto privo di rischi? Da un punto di vista legale, le cose non stanno proprio così. Quali conseguenze può avere flirtare online? La ricerca (o la frequentazione) di partner su internet, può essere considerato tradimento? Sì, senza alcun dubbio. Secondo il parere della Corte di Cassazione, intrattenere una relazione su internet ha lo stesso valore legale di un tradimento “sotto le lenzuola”: “violazione dell’obbligo di fedeltà”. Anche avere un amante virtuale può “compromettere la fiducia tra i coniugi”, con gravi rischi per l’unione matrimoniale.

Tradimento online e separazione

Circa un quarto delle cause di separazione è collegato a “frequentazioni” nate online e, spesso, proseguite nella vita reale. Il tradimento non è solo carnale. Anche la “scappatella virtuale” può dunque essere giusta causa per la domanda di separazione. E per l’addebito al coniuge infedele. Quest’ultimo, per non incorrere nell’addebito della separazione, dovrà dimostrare l’esistenza di una pregressa situazione di crisi

In conclusione: la cosiddetta “infedeltà 2.0” può avere ricadute molto serie. È bene stare attenti, anche se si tratta di una semplice scappatella virtuale per spezzare la monotona vita coniugale.

Cosa fare?

Date le sottili differenze legali fra una relazione adulterina online e una “reale” è necessario ottenere prove inconfutabili del tradimento. Il consiglio, in questi casi, è quello di incaricare un’agenzia investigativa. È in grado di verificare la fondatezza dei sospetti di tradimento online, documentare eventuali tradimenti reali. L’investigatore privato professionista è un testimone qualificato di ciò che vede e registra. La relazione prodotta può fare dunque la differenza, in sede giudiziaria, nell’addebito della separazione.

Leggi anche Quali indizi possono rivelare il tradimento?

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Tradimento, leggi quali indizi possono rivelarlo

La vita di coppia si basa su un principio semplicissimo: la fiducia reciproca. Non è sempre facile però metterlo in pratica. Molti indizi, infatti, possono farci pensare a un tradimento ad opera del nostro partner. Hai qualche sospetto che il tuo lui o la tua lei ti tradisca? Vediamo cosa fare – ma soprattutto cosa NON fare – in questi casi.

Come riconoscere gli indizi di infedeltà?

Molti segnali possono far pensare a un possibile tradimento, soprattutto se si tratta comportamenti mai adottati prima. Bisogna tuttavia ricordare che questi indizi non sono necessariamente sintomo di infedeltà coniugale, in ogni caso entrano in gioco specifici fattori.

Iniziamo dai dispositivi elettronici, telefono e computer: l’improvviso cambiamento di PIN, password o segno di sblocco, l’elevato traffico telefonico, il cellulare spesso occupato o in modalità silenziosa. Dietro tutto questo potrebbe esserci la volontà di nascondere contenuti privati.

Inoltre, se il vostro partner passa molto tempo al pc in orari insoliti, spesso a tarda notte, si connette a siti di incontri o cancella la cronologia di navigazione, potrebbe avere in mente di tradirvi (se non l’ha già fatto).

Altro indizi di un tradimento in atto possono essere i cambiamenti nelle abitudini. L’improvvisa nascita di nuovi hobby, un cambio di look o di stile di vita sono un chiaro campanello d’allarme. Così come l’inspiegabile aumento di impegni di lavoro e uscite con gli amici.

Fin qui abbiamo parlato di indizi “tecnici”. Una crisi nei rapporti personali è però la prima causa scatenante di un tradimento. Come riconoscerla? Scarsa loquacità, atteggiamenti aggressivi. Ma anche diminuzione dei rapporti sessuali e minore considerazione nei confronti dei figli.

Cosa NON fare

È di fondamentale importanza non improvvisarsi investigatore: si rischiano accuse penali per stalking. Se sospettate di essere traditi, non parlatene con nessuno, mantenete un comportamento normale e non accusate subito il vostro partner. Neppure se colto sul fatto.

Cosa fare: assumere un investigatore privato

Ingaggiare un detective professionista ha molti vantaggi: è autorizzato dalla legge a compiere attività di osservazione e pedinamento nel rispetto della privacy. Inoltre, è un testimone qualificato, quindi molto prezioso in sede giudiziaria.

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Leggi qui le statistiche sul tradimento.